Monica Peruzzi Colonna portante della lotta alla pandemia ma anche elemento più fragile di una società che tende a marginalizzarla, quasi dimenticarla, nell’accesso alle risorse per la ricostruzione post-Covid. Parliamo delle donne: pur rappresentando il 70% del personale sanitario, a loro vengono destinati dal governo 4 miliardi e mezzo di euro, il 2% del totale. Eppure in Italia, Paese fermo al penultimo posto...

Monica

Peruzzi

Colonna portante della lotta alla pandemia ma anche elemento più fragile di una società che tende a marginalizzarla, quasi dimenticarla, nell’accesso alle risorse per la ricostruzione post-Covid. Parliamo delle donne: pur rappresentando il 70% del personale sanitario, a loro vengono destinati dal governo 4 miliardi e mezzo di euro, il 2% del totale. Eppure in Italia, Paese fermo al penultimo posto nell’Unione Europea per occupazione femminile (49% contro il 62% media Ue), le donne sono state le più colpite dalle conseguenze economiche del virus: una su due, secondo l’Istat, è fuori del mercato del lavoro. Una situazione non più sostenibile, che dovrebbe prevedere stanziamenti importanti e un piano politico serio. Invece non c’è traccia né degli uni, né dell’altro. "Pretendiamo strategie chiare e non marginali a sostegno dell’occupazione femminile, anche giovanile", spiega Carolina Gianardi, cofondatrice di Inclusione Donna, alleanza di oltre 60 associazioni che rappresentano più di 40mila professioniste.

A guardare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, le parole donne e parità di genere spariscono anche dall’Indice. Vengono inserite in misure di carattere generale da cui si aspettano ricadute positive. Si aspetta un miracolo, insomma. Ma il meccanismo è lo stesso che ha portato alla retrocessione dell’Italia nella parità di genere dal 70° al 76° posto. Eppure neanche stavolta sono previsti interventi strategici in tema di occupazione e rappresentanza femminile. Tutti i dati ci dicono che senza il lavoro delle donne, nessun Paese può ripartire. Ecco perché la parità di genere deve tornare a diventare la priorità, ridando speranza alle nuove generazioni di ragazze, mettendole nelle condizioni di non dover scegliere fra lavoro e famiglia, creando le condizioni perché possano vivere serenamente, per chi la desidera, l’esperienza della maternità. Ridare speranza, ripopolare le strade di bambini, è indispensabile alla crescita di un Paese che danza pericolosamente sull’orlo della crisi demografica. Quanto è miope una classe dirigente che non vede il precipizio.