Bruno Villois Il Recovery plan, ovvero la presunta manna dal cielo per ridarci un idea di futuro in cui il nostro Paese possa primeggiare è ai nastri di partenza, ma quali possano essere le ricadute immediate sulla nostra economia reale è difficile da valutare. La crisi che stanno vivendo commercio e servizi, e quali debbano essere gli strumenti...

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Il Recovery plan, ovvero la presunta manna dal cielo per ridarci un idea di futuro in cui il nostro Paese possa primeggiare è ai nastri di partenza, ma quali possano essere le ricadute immediate sulla nostra economia reale è difficile da valutare. La crisi che stanno vivendo commercio e servizi, e quali debbano essere gli strumenti necessari per recuperare il terreno perduto, non sono ascrivibili agli obiettivi del Next generation, se non attraverso le riforme, come quelle della giustizia civile e amministrativa, del costo del lavoro e delle tasse che, se attuate, funzioneranno comunque solo in là nel tempo e non nel periodo necessario, che è quello attuale. Il compendio Recovery non prevede specifiche risorse per rilanciare categorie economiche in particolare difficoltà.

L’impasse del commercio dipende da molteplici fattori tutti connessi alla pandemia: la ripresa del turismo e i suoi tempi; il modus vivendi quotidiano comprendente lo smart working, le conference call, che produrranno un rallentamento dei viaggi e soggiorni per business; la formazione telematica, soprattutto universitaria, con la riduzione della presenza fisica di studenti e docenti; l’e-commerce, in fase massicciamente espansiva. Purtroppo però a incidere sono anche altri fattori legati a ritardi di adattamento ai tempi. Per sostenere effettivamente chi opera esclusivamente in Italia serviranno le ricadute dalle riforme e dall’innovazione tecnologica, ma saranno anche necessarie agevolazioni per ogni tipo di tributi di pertinenza degli enti locali. Le risorse finanziarie necessarie per far ridecollare il commercio andranno trovate fuori dal perimetro del Recovery, con specifici indirizzi locali quali i buoni ordinari comunali, sottoscritti da risparmiatori dei singoli territori.