Il drone killer Reaper MQ-9 usato dagli Usa per compiere la rappresaglia per l’attentato a Kabul funziona in maniera ’subdola’: arriva da lontano, inquadra la preda, ne segue i movimenti da lontano, anche a lungo, poi al momento opportuno lancia i suoi missili da alta quota e uccide. O meglio, non avendo il drone autonomia decisionale,

è stata la squadra che pilota e arma a distanza il drone a seguire il bersaglio e a decidere quando colpire: una decisione che di solito precede di circa 30 secondi l’impatto di missili. Lungo 36 metri e con un’apertura alare di 21, il Reaper può viaggiare alla velocità di 450 km orari ed è in grado di volare senza rifornimenti per 2.000 km in ricognizione e per 1.200 km se armato.