L’ambasciatore italiano Luca Attanasio, morto a 43 anni, in un selfie insieme alla moglie Zakia. Il diplomatico lascia tre bambine
L’ambasciatore italiano Luca Attanasio, morto a 43 anni, in un selfie insieme alla moglie Zakia. Il diplomatico lascia tre bambine
di Gabriele Bassani Le scuole dell’obbligo a Limbiate, l’attività in oratorio da giovanissimo, la laurea alla Bocconi e poi subito un incarico diplomatico di grande prestigio che nel giro di pochi anni lo ha portato a raggiungere la carica di maggior rilievo, ambasciatore, quando aveva solo 40 anni. Chi ha conosciuto Luca Attanasio non era rimasto troppo stupito dalla sua rapidissima carriera e sono in tanti oggi nella sua città a ripetere che "era un ragazzo speciale". Avrebbe compiuto 44 anni il prossimo 23 maggio e in questi ultimi quattro anni era diventato papà di tre bellissime bimbe avute...

di Gabriele Bassani

Le scuole dell’obbligo a Limbiate, l’attività in oratorio da giovanissimo, la laurea alla Bocconi e poi subito un incarico diplomatico di grande prestigio che nel giro di pochi anni lo ha portato a raggiungere la carica di maggior rilievo, ambasciatore, quando aveva solo 40 anni. Chi ha conosciuto Luca Attanasio non era rimasto troppo stupito dalla sua rapidissima carriera e sono in tanti oggi nella sua città a ripetere che "era un ragazzo speciale". Avrebbe compiuto 44 anni il prossimo 23 maggio e in questi ultimi quattro anni era diventato papà di tre bellissime bimbe avute dalla moglie Zakia Seddiki, di origine marocchina, con cui aveva fondato "Mama Sofia", associazione che aiuta mamme e bambini in Congo. La coppia pochi mesi fa aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace.

Luca Attanasio aveva iniziato a lavorare in diplomazia subito dopo la laurea. Dopo una serie di esperienze, nel settembre 2017, era diventato capo missione a Kinshasa, Congo, dove era stato riconfermato nel 2019 in qualità di ambasciatore straordinario plenipotenziario. Un ruolo che ha svolto fin dall’inizio con il desiderio di portare aiuto anche alle popolazioni locali e di mantenere le pace, nonostante la presenza nel Paese di numerose bande armate, sapendo bene quanto fosse pericoloso: "Rischio ma non mollo". Chi lo ha conosciuto bene, come l’ex parroco di Limbiate, don Angelo Gornati, che lo aveva seguito nel suo cammino di formazione in oratorio, ricorda quel suo grande desiderio di mettersi a disposizione dell’altro, di comprendere e di cercare di risolvere i motivi di sofferenza. "In oratorio fondò il gruppo ’Girasole’ per portare aiuto ai disabili, agli anziani, poi si occupò di mondialità e certamente l’esperienza della comunità di Taizè fu importantissima per la sua formazione", racconta l’anziano ex parroco. Lontano da casa, ma sempre vicino alla famiglia e agli amici, con cui era in contatto attraverso chiamate o messaggi in chat. "Un sognatore, un eterno fanciullo innamorato della vita, positivo e sempre umile nonostante il suo ruolo di grande prestigio", ricorda il sindaco Antonio Romeo, che ieri ha fatto scendere le bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici comunali. Il 14 ottobre 2020, ritirando il premio "Nassiriya per la Pace" a Camerota in provincia di Salerno, "per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli", Attanasio aveva descritto così la sua attività. "Tutto ciò che noi in Italia diamo per scontato non lo è in Congo. Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani ma anche contribuire per il raggiungimento della pace".

In Congo sono circa 1000 gli italiani con cui Attanasio cercava di mantenere costantemente i contatti, ci sono missionari religiosi, ma anche operatori umanitari laici, oltre a imprenditori. "Io e mia moglie viviamo in Congo con tutta la famiglia, tre figli, di cui due gemelli piccoli. Spesso le persone si stupiscono di questa scelta, ma essere un ambasciatore è una missione, anche se è rischiosa".