Hamzah (a sinistra), nato nel 1980, con il fratellastro Abdallah II, 59 anni, re giordano
Hamzah (a sinistra), nato nel 1980, con il fratellastro Abdallah II, 59 anni, re giordano
Re Abdallah di Giordania ha imposto la linea della mediazione: il caso del principe Hamzah deve restare nella "famiglia hashemita". La decisione è arrivata dopo che il principe ribelle in una conversazione diffusa su Twitter aveva annunciato che non si sarebbe arreso e che non avrebbe "obbedito" agli ordini militari. Re Abdallah – spiega l’agenzia Petra – ha deciso "di affrontare la questione del principe Hamzah bin Hussein nell’ambito della famiglia hashemita" affidando la vicenda a suo zio, Hassan bin Talal. E, secondo la Petra, Hamzah ha "confermato di aderire all’approccio della famiglia e al percorso" individuato...

Re Abdallah di Giordania ha imposto la linea della mediazione: il caso del principe Hamzah deve restare nella "famiglia hashemita". La decisione è arrivata dopo che il principe ribelle in una conversazione diffusa su Twitter aveva annunciato che non si sarebbe arreso e che non avrebbe "obbedito" agli ordini militari. Re Abdallah – spiega l’agenzia Petra – ha deciso "di affrontare la questione del principe Hamzah bin Hussein nell’ambito della famiglia hashemita" affidando la vicenda a suo zio, Hassan bin Talal.

E, secondo la Petra, Hamzah ha "confermato di aderire all’approccio della famiglia e al percorso" individuato dal sovrano: "Resterò fedele a Sua Maestà, e all’eredità dei miei antenati". La linea del re è stata dunque quella del compromesso per mettere a tacere una crisi dagli effetti imprevedibili. La mossa di Hamzah (41 anni) – accusato di aver attentato alla "sicurezza e alla stabilità del Paese" – è sembrata quella di voler portare in pubblico, su Twitter, lo strappo con la famiglia reale giordana. Un fatto senza precedenti nella storia della monarchia hashemita. Ma la scena internazionale (dalla Ue ai Paesi del Golfo, da Israele ai palestinesi e alla Lega Araba) si è schierata con re Abdallah alla guida di un Paese chiave per la stabilità della regione e anche per gli equilibri mondiali. Scegliendo con cura le parole, il principe – che in precedenti video aveva subito difeso la propria condotta a fronte della "corruzione e dell’incompetenza" in cui, a suo dire, si trova il Paese – ha detto nel suo nuovo messaggio di non voler provocare ora "una escalation". Al tempo stesso ha affermato con forza che non avrebbe obbedito agli ordini del capo dell’esercito, generale Youssef Huneiti che gli aveva intimato di non essere autorizzato a uscire, a twittare, a comunicare con le persone e che gli è permesso solo di vedere la famiglia. "Penso – ha denunciato nel messaggio su twitter – che sia inaccettabile". A difesa di Hamzah sono scese in campo la madre, la regina Noor, quarta moglie (di origine statunitense) del defunto re Hussein, e la moglie principessa Basmah Bani Ahmad. La vicenda del complotto contro re Abdallah – come è stato definito – ha incupito ancor più la Giordania già preda di una difficile situazione economica aggravata dal Covid. Gli arresti di 14-16 persone, oltre due importanti dignitari di corte e il coinvolgimento di Hamzah, hanno scosso Amman e si sono riverberati oltre i confini nazionali.

L’atto di accusa pronunciato dal vice premier (e ministro degli Esteri) al-Safadi per spiegare l’intervento anti complotto ha messo in risalto "contatti con entità straniere". Inoltre – ha specificato al-Safadi – Hamzah ha "distorto i fatti" e cercato di mobilitare "leader dei clan" contro il governo. Difficile pensare che Hamzah possa scuotere le fondamenta della monarchia hashemita che ha l’appoggio dell’esercito e della sicurezza. Ma il principe ribelle potrebbe essere un catalizzatore di simpatie anti sistema. La Ue (il presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen arriverà domani ad Amman) - ha dato pieno sostegno al re. Lo stesso il presidente palestinese Abu Mazen.