1 mag 2022

Il primo modo di risparmiare è non sprecare cibo

andrea
Cronaca

Andrea

Segrè *

I prezzi al dettaglio dei principali generi alimentari continuano ad aumentare, mentre diverse industrie riducono il contenuto nelle confezioni facendocele pagare sempre uguale. Nulla di nuovo sotto il sole, anzi fra gli scaffali. Eppure adesso il costo della spesa si fa sentire nel portafoglio, alleggerito dalla crisi seguita al Covid e poi alla guerra. Noi consumatori cosa possiamo fare, oltre a lamentarci e accaparrare irrazionalmente i beni di cui temiamo la mancanza, ma con il concreto rischio di allevare centinaia di farfalline nella farina nella dispensa? Intanto sarebbe utile sapere alcune cose, e comportaci di conseguenza. La prima è che mediamente ogni anno gettiamo nella spazzatura 30 kg a testa di alimenti ancora perfettamente consumabili: frutta, verdura, pane, latte. Dunque da oggi adoperiamoci affinché il bidone della spazzatura sia vuoto: in Italia lo spreco domestico vale oltre 7 miliardi di euro al netto del costo dello smaltimento dei rifiuti. Non sprecare il cibo sarebbe già un bel risparmio.

La seconda è che quando il prezzo degli alimenti è troppo basso, spesso non troviamo nella confezione del cibo buono. Non solo dal punto di vista della qualità (da cui dipende la nostra salute), ma anche da quello etico.

Oggi è la Festa del Lavoro, valore fondamentale nella Costituzione, troppo spesso non riconosciuto e retribuito equamente proprio nella produzione del bene più importante: il cibo. Dunque compriamo meno e meglio, pur senza cadere nell’eccesso opposto del "più costa più, quindi è buono". E qui veniamo alla terza: troppo spesso i prodotti alimentari, che pure non dovrebbero essere considerati una semplice merce, ma un bene comune, sono oggetto di speculazioni. Pensiamo al prezzo del grano nella Borsa di Chicago dove si continua a scommettere a prescindere dall’andamento della produzione reale. O alle piccole grandi moltiplicazioni di prezzo lungo le filiere alimentari dove chi ci rimette, oltre a noi che acquistiamo, è soprattutto l’agricoltore, l’anello più debole della catena. È vero, non dipende da noi: però possiamo chiedere alle istituzioni e alla politica di vigilare di più e riconoscere il cibo adeguato e nutriente al giusto prezzo, come un diritto fondamentale, al pari del lavoro.

* Professore di Politica agraria internazionale e comparata

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?