Don Francesco Spagnesi, 40 anni, l’ex parroco della diocesi di Prato finito. agli arresti domiciliari
Don Francesco Spagnesi, 40 anni, l’ex parroco della diocesi di Prato finito. agli arresti domiciliari
di Laura Natoli La vicenda del prete di Prato arrestato per spaccio scrive un nuovo capitolo ogni giorno che passa. Don Francesco Spagnesi, 40 anni, ex parroco della Castellina, zona bene della città, è indagato da ieri anche per tentate lesioni gravissime nei confronti del compagno, Alessio Regina, di un anno più giovane. La procura ha ampliato le ipotesi di reato nei suoi confronti (già indagato per spaccio, traffico transnazionale di droga in concorso con il compagno e appropriazione indebita) in relazione alla sua sieropositività. Durante l’interrogatorio di garanzia, il parroco ha ammesso di fronte al gip Francesca Scarlatti di aver avuto rapporti non protetti con il partner e di aver sospeso per un...

di Laura Natoli

La vicenda del prete di Prato arrestato per spaccio scrive un nuovo capitolo ogni giorno che passa. Don Francesco Spagnesi, 40 anni, ex parroco della Castellina, zona bene della città, è indagato da ieri anche per tentate lesioni gravissime nei confronti del compagno, Alessio Regina, di un anno più giovane. La procura ha ampliato le ipotesi di reato nei suoi confronti (già indagato per spaccio, traffico transnazionale di droga in concorso con il compagno e appropriazione indebita) in relazione alla sua sieropositività. Durante l’interrogatorio di garanzia, il parroco ha ammesso di fronte al gip Francesca Scarlatti di aver avuto rapporti non protetti con il partner e di aver sospeso per un periodo, nel corso del 2020, le cure antiretrovirali, che gli consentivano di tenere sotto controllo la malattia e bassa la carica virale.

La notizia ha portato la procura di Prato a eseguire una perquisizione in casa del compagno del sacerdote con l’accusa di tentate lesioni gravissime, reato perseguibile di ufficio. Spagnesi ha sostenuto di aver lasciato i documenti medici (ora acquisiti dalla polizia) e i farmaci nell’abitazione del compagno con cui conviveva da un paio di anni. Inoltre Regina ha acconsentito, in accordo con il suo avvocato Antonio Bertei, di sottoporsi a un prelievo ematico per verificare se ha contratto il virus. I risultati sono attesi oggi. Spagnesi, assistito dagli avvocati Costanza Malerba e Federico Febbo, ha confidato al pm Lorenzo Gestri di essere sieropositivo dal 2011 ma che, grazie alle cure, è sempre riuscito a mantenere la malattia sotto controllo. Al contrario, alcuni partecipanti agli incontri a sfondo sessuale organizzati dal parroco e dal suo compagno, sentiti in procura, hanno però riferito di non essere stati messi al corrente dal sacerdote delle sue condizioni di salute e di aver consumato rapporti non protetti durante le serate a base di cocaina e ’Gbl’, potente droga dello stupro capace di far perdere conoscenza e memoria. Un aspetto che inizialmente non è entrato nell’inchiesta in quanto almeno tre delle persone sentite dal pm hanno confermato di essere a loro volta sieropositivi. Impossibile, dunque, stabilire chi possa aver infettato chi: si trattava di incontri occasionali fra almeno una ventina di persone adulte e consenzienti.

Il gip stesso nell’ordinanza di custodia per spaccio nei confronti di don Spagnesi, ha sollevato dubbi sulla "condotta assai pericolosa" del parroco in relazione alla sua sieropositività anche se non c’era nessun reato in contestazione in quel momento. Le cose sono peggiorate durante l’interrogatorio di garanzia quando lo stesso Spagnesi ha ammesso di aver avuto i rapporti non protetti col partner che ha eseguito l’ultimo test nell’agosto di un anno fa, risultato all’epoca negativo. Per ora l’unica possibile persona offesa è Regina: sarebbe impossibile, infatti, capire se il sacerdote abbia trasmesso il virus. Dovrebbero essere direttamente questi ultimi a farsi avanti e presentare querela.

Don Spagnesi e il compagno sono finiti nei guai alla fine di agosto quando furono fermati in auto dalla polizia dopo aver ritirato un litro di Gbl arrivato dall’Olanda. Regina venne subito arrestato per spaccio. Il parroco fu sentito nei giorni seguenti e raccontò una storia agghiacciante. La droga, soprattutto cocaina, era destinata ai festini a luce rosse che i due organizzavano con partner reclutati sui siti di incontri omosessuali. I soldi venivano presi dal parroco direttamente sul conto corrente della parrocchia (si parla di ammanchi di 150.000 euro in due anni) o direttamente dai fedeli.