di Antonella Coppari O la va o la spacca. E Conte è convinto di sfangarla: continua a ripetere imperturbabile che i numeri li ha già in tasca. La maggioranza assoluta. Non solo alla Camera, ma pure al Senato. A chi tenta di obiettare che la situazione appare ancora opaca, replica: lo vedremo. Con questo umore, e l’aria di chi vuole farla pagare a Renzi, è salito all’ora di pranzo al Quirinale per comunicare al capo dello Stato che a dimettersi non ci pensava proprio, tanto da assumere l’interim dell’Agricoltura: per la Famiglia ha solo ritirato la sua delega. "Voglio aprire la crisi in Parlamento". Ovvero: sono pronto alla conta in Aula. Lunedì toccherà ai deputati, ma il d-day è quello successivo, quando il premier andrà a Palazzo Madama, dove i numeri ballano. In realtà, sperava di avere...

di Antonella Coppari

O la va o la spacca. E Conte è convinto di sfangarla: continua a ripetere imperturbabile che i numeri li ha già in tasca. La maggioranza assoluta. Non solo alla Camera, ma pure al Senato. A chi tenta di obiettare che la situazione appare ancora opaca, replica: lo vedremo. Con questo umore, e l’aria di chi vuole farla pagare a Renzi, è salito all’ora di pranzo al Quirinale per comunicare al capo dello Stato che a dimettersi non ci pensava proprio, tanto da assumere l’interim dell’Agricoltura: per la Famiglia ha solo ritirato la sua delega. "Voglio aprire la crisi in Parlamento". Ovvero: sono pronto alla conta in Aula. Lunedì toccherà ai deputati, ma il d-day è quello successivo, quando il premier andrà a Palazzo Madama, dove i numeri ballano. In realtà, sperava di avere qualche giorno in più: nella sua tabella di marcia si sarebbe dovuto votare mercoledì sullo scostamento di bilancio e 24 ore dopo sulla crisi. Ma l’opposizione è insorta, Italia viva si è schierata con la destra al grido di "subito in Aula". In questa situazione Mattarella e Conte hanno concordato: meglio anticipare i tempi.

Alla Camera tutto scivolerà via liscio, al Senato i Cinquestelle assicurano che ci sono già 15 senatori (6 sarebbero di Iv) pronti a "costruire". Cioè a sostenere il governo. Vero? È certo solo che i leader del centrodestra sono partiti al contrattacco, iniziando a chiamare uno per uno i parlamentari per frenare le defezioni. Ora, se il roseo conto grillino sarà confermato, il giurista pugliese chiederà la fiducia subito, e se la otterrà si limiterà a sostituire le ministre dimissionarie. Nessun rimpasto, nessun nuovo governo. Conte bis era, Conte bis rimane. Anche perché non c’è cambio di maggioranza: a sostenere il secondo Conte all’origine erano stati i tre partiti che confermeranno la fiducia. Iv non esisteva. Se invece Conte non disporrà di quelle certezze, lascerà l’Aula senza votazioni, salirà al Colle, rassegnerà le dimissioni e avrà qualche giorno in più per provare ad assemblare il drappello dei responsabili, pardon costruttori.

La strada dello scontro frontale l’aveva scelta già nella notte, dopo lo strappo di Renzi. L’incognita era il Pd che in quel momento propendeva per tenere le porte aperte a un rientro del senatore di Rignano, purché accettasse di lasciare Conte a Palazzo Chigi, mediazione caldeggiata anche dall’altro consigliere, Pier Ferdinando Casini: "È sbagliato fare la corsa al responsabile, bisogna ricostruire la maggioranza con Iv", il ragionamento dell’ex presidente della Camera. A bloccare per primi quella opzione sono stati ieri mattina i 5stelle con una nota di Luigi Di Maio: strade definitivamente separate. Ma anche nella Direzione del Pd, riunita poco dopo, la posizione di chi voleva ricostruire la coalizione originale è spazzata via. Zingaretti e Franceschini la pensano allo stesso modo: con Renzi il capitolo è chiuso. "L’inaffidabilità di Iv mina qualsiasi scenario", dice il segretario Pd. Una posizione che brucia ogni ponte alle spalle e lascia aperte due opzioni: o i costruttori si materializzano o si dissolve la legislatura. O la fiducia viene confermata o si va vota. Al Nazareno lo dicono chiaramente: "O responsabili o elezioni".

Le cose sono in realtà meno semplici. Secondo i conti del Colle, infatti, nella situazione data sarebbe certamente impossibile votare prima di giugno, ma essendo esclusa la possibilità di arrivare fino all’estate con un esecutivo dimissionario, occorrerebbe comunque dar vita a un nuovo governo: tecnico, di decantazione o comunque lo si voglia chiamare. Nessuno garantisce che arrivati a giugno le circostanze permettano quell’apertura delle urne che oggi è impossibile, e neppure che la indichino come consigliabile. Insomma, Conte martedì si gioca davvero il tutto per tutto. Se vincerà, resterà capo dello stesso governo registrando un successo non solo su Renzi, ma anche sul Pd che mirava a intervenire proprio sulla struttura della squadra. Se sarà sconfitto tutte le strade saranno aperte.