di Lucetta Scaraffia Papa Francesco è tornato a parlare di aborto, stavolta ai farmacisti ospedalieri, riferendosi probabilmente alla pillola abortiva. Ancora una volta lo ha definito senza mezzi termini omicidio, schierandosi con la parte più tradizionalista della Chiesa. E ancora una volta questa forte e aperta condanna suscita stupore e apre il varco a domande che si stanno facendo via via più frequenti: Bergoglio è progressista o conservatore? Dopo un inizio di pontificato in cui è sembrato assumere posizioni sempre più nettamente progressiste, si sono susseguite occasioni in cui si è...

di Lucetta

Scaraffia

Papa Francesco è tornato a parlare di aborto, stavolta ai farmacisti ospedalieri, riferendosi probabilmente alla pillola abortiva. Ancora una volta lo ha definito senza mezzi termini omicidio, schierandosi con la parte più tradizionalista della Chiesa. E ancora una volta questa forte e aperta condanna suscita stupore e apre il varco a domande che si stanno facendo via via più frequenti: Bergoglio è progressista o conservatore? Dopo un inizio di pontificato in cui è sembrato assumere posizioni sempre più nettamente progressiste, si sono susseguite occasioni in cui si è espresso in modo ben diverso. Forse non è un caso che queste occasioni riguardino spesso le donne: con loro, che nella Chiesa non contano niente, si può fare di tutto e il contrario di tutto senza rischiare di bruciarsi.

A proposito dell’aborto il Papa è passato da una posizione progressista e misericordiosa a una condanna senza pietà con il noto esempio del sicario. In occasione del giubileo della Misericordia ha infatti retrocesso il peccato di aborto da peccato riservato (che cioè può essere assolto solo da un vescovo o da un sacerdote da lui appositamente designato) a peccato normale (che invece può essere assolto da ogni confessore). Ma poi più volte ha ripetuto che l’aborto è come mandare un sicario per risolvere un problema, dimenticando che si tratta di una ferita fisica e psichica nel corpo di una donna, la quale ne soffrirà per sempre.

E dopo il Giubileo ha reso per sempre l’aborto un peccato normale, sanando una grave ingiustizia: mentre un omicida poteva confessarsi con il primo sacerdote che trovava, per una donna che aveva abortito l’iter era complicato, in modo da sottolineare la gravità della colpa. Ma dopo questo segno di misericordia Bergoglio ha usato frasi dure, come il sottolineare oggi che si tratta di omicidio.

Ma perché allora i cappellani militari possono benedire le truppe prima di un assalto in cui commetteranno omicidi? Evidentemente gli omicidi non sono tutti uguali, e quelli commessi dalle donne sono più gravi perché smentiscono la loro vocazione materna. Ancora una volta l’aborto è indicato non solo come peccato, ma come il peccato più grave. Forse perché a commetterlo di fatto sono le donne? Nei casi in cui l’aborto viene perseguito legalmente è molto raro che siano processati gli uomini coinvolti, e comunque vengono loro comminate pene inferiori, e così è anche per il tribunale della coscienza.

Questo atteggiamento è confermato anche da altre decisioni contraddittorie nei confronti delle donne – come le vicende tortuose e confuse delle commissioni per il diaconato femminile – e fa capire che le scelte progressiste di Francesco si fermano sempre quando oggetto dell’apertura sono le donne. Certo, da un punto di vista di politica ecclesiastica possiamo apprezzare la sua capacità di apparire progressista senza scontentare troppo i conservatori, ma far pagare questa abilità alle donne lo rivela molto lontano da una visione davvero nuova di riforma della Chiesa.