di Antonio Noto* Il rapporto dell’Istat presentato lo scorso venerdì sulla attuale situazione economica e sociale descrive un’Italia a tinte fosche in cui, in seguito agli effetti dell’emergenza sanitaria, crescono le diseguaglianze, cala l’occupazione, diminuiscono le nascite. Insomma un Paese sotto choc in uno scenario complesso ed incerto. In questi mesi è già aumentata la povertà in quanto gli aiuti statali sono stati...

di Antonio Noto*

Il rapporto dell’Istat presentato lo scorso venerdì sulla attuale situazione economica e sociale descrive un’Italia a tinte fosche in cui, in seguito agli effetti dell’emergenza sanitaria, crescono le diseguaglianze, cala l’occupazione, diminuiscono le nascite. Insomma un Paese sotto choc in uno scenario complesso ed incerto. In questi mesi è già aumentata la povertà in quanto gli aiuti statali sono stati diretti principalmente a garantire un reddito mensile ai dipendenti ma hanno inciso molto poco verso chi, come piccoli imprenditori, partite Iva o lavoratori precari, si è trovato da un momento all’altro con un calo drastico delle proprie entrate. Le aspettative degli italiani non sono rosee, la convinzione è che la crisi durerà a lungo e questo determina una serie di comportamenti che tendono a bloccare l’economia, nel senso che in una situazione di incertezza chi ha la possibilità di spendere o di investire tende a risparmiare per potersi assicurare la sussistenza nel futuro.

La maggioranza degli italiani (55%) immagina che questa crisi durerà almeno 3 anni ed i più colpiti secondo il 56% della popolazione saranno i giovani che dovranno entrare nel mercato del lavoro. Tra i settori maggiormente colpiti le indicazioni ricadono sul commercio (62%). Non saranno immuni invece le partite Iva (44%) oltre ai dipendenti del settore privato (29%) e liberi professionisti (28%). Se si pensa al futuro della propria situazione economica i timori non si attenuano. Il 28% afferma che le proprie entrate da marzo a giugno sono già diminuite rispetto agli introiti dei mesi precedenti, addirittura sale al 38% la quota di quelli che stimano che nei prossimi mesi gli introiti saranno in netto calo. Infine per gli italiani questa è la crisi maggiore degli ultimi 100 anni. Per il 64% è più grave della crisi petrolifera degli anni 70, per il 71% è addirittura peggiore di quella finanziaria del 2008 così come per il 79% è ancora più dura confrontandola con quella finanziaria sviluppatasi nei primi anni 90. Austerity e autunno caldo probabilmente diventeranno le parole più pronunciate nei prossimi mesi.

* Direttore Noto Sondaggi