Furibondi. Massimo D’Alema (foto) bussa alla porta del Pd, ma nessuno apre. Anzi. Le sue parole provocano "profonda irritazione" al Nazareno, sia perché ha definito una "malattia" il periodo in cui Matteo Renzi è stato alla guida dei dem, sia perché il suo intervento è stato considerato un’entrata a gamba tesa...

Furibondi. Massimo D’Alema (foto) bussa alla porta del Pd, ma nessuno apre. Anzi. Le sue parole provocano "profonda irritazione" al Nazareno, sia perché ha definito una "malattia" il periodo in cui Matteo Renzi è stato alla guida dei dem, sia perché il suo intervento è stato considerato un’entrata a gamba tesa nel cammino di riavvicinamento fra il Pd e Articolo Uno, la formazione che riunisce chi (come Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza) uscì dal partito proprio in epoca renziana.

"Da quando è nato, 14 anni fa – ha ribattuto Enrico Letta su Twitter – il Pd è l’unica grande casa dei democratici e progressisti italiani. Sono orgoglioso di esserne il segretario pro tempore e di portare avanti questa storia nell’interesse dell’Italia. Nessuna malattia e quindi nessuna guarigione. Solo passione e impegno". Una dichiarazione che ha bloccato sul nascere quella che si stava presentando come una frattura, visto che fra gli ex renziani del Pd qualcuno stava già rispolverando la parola "congresso". "D’Alema rientra nel Pd e parla di malattie? Ci sono le condizioni per un congresso costituente", ha twittato subito il senatore Andrea Marcucci. Mentre il coordinatore di Base riformista (corrente degli ex renziani) Alessandro Alfieri, ha chiuso alla prospettiva di un ritorno di D’Alema, definendo "rozze" le sue parole. Insomma, il fuoco stava cominciando a covare e nemmeno troppo sotto la cenere. Ma è stato soffocato da Letta. Il suo tweet è stato subito rilanciato da uno dei leader di Base Riformista, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini: "Bene Letta. Guardiamo al futuro".