Matteo Lepore, classe 1980, con il. leader del Pd Enrico Letta, 55 anni
Matteo Lepore, classe 1980, con il. leader del Pd Enrico Letta, 55 anni
di Rosalba Carbutti Al Parco Nord di Bologna, dove si tiene la Festa nazionale del Pd, campeggia ovunque a caratteri cubitali la parola "Unità". Ma ieri, a pochi passi da quella scritta, si è consumato l’ennesimo strappo di un partito dilaniato. E quella che doveva essere la città della riscossa lettiana, dove il Pd vanta un granitico 40 per cento di consensi, rischia di diventare l’ennesima grana per il Nazareno. Dopo la gaffe dell’invito – poi respinto – al deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, ieri, dopo una trattativa durata tutta la notte all’assemblea cittadina del partito bolognese che ha votato la lista...

di Rosalba Carbutti

Al Parco Nord di Bologna, dove si tiene la Festa nazionale del Pd, campeggia ovunque a caratteri cubitali la parola "Unità". Ma ieri, a pochi passi da quella scritta, si è consumato l’ennesimo strappo di un partito dilaniato. E quella che doveva essere la città della riscossa lettiana, dove il Pd vanta un granitico 40 per cento di consensi, rischia di diventare l’ennesima grana per il Nazareno. Dopo la gaffe dell’invito – poi respinto – al deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, ieri, dopo una trattativa durata tutta la notte all’assemblea cittadina del partito bolognese che ha votato la lista Pd alle Comunali del 3 e 4 ottobre, i cosiddetti "ribelli dem" sono rimasti fuori dalle candidature. La colpa? Aver votato alle primarie la sindaca di San Lazzaro di Italia Viva, Isabella Conti. Da qui, il veto del candidato sindaco di centrosinistra, Matteo Lepore, forte di sondaggi che lo danno vincitore al primo turno e di una coalizione-laboratorio con sinistra e Movimento 5 Stelle, tra gli altri. E dire che da Roma Enrico Letta un po’ di pressing l’ha fatto per evitare fratture insanabili. Ma nonostante il tavolo nazionale messo in piedi all’ultimo momento tra il coordinatore di Base Riformista Alessandro Alfieri e il coordinatore del Pd Marco Meloni, alla fine è stata fumata nera. Il Pd locale, d’intesa con quello nazionale, ha proposto tre posti in lista ai ’ribelli’ Pd, mantenendo però il veto sugli assessori uscenti della giunta Merola, Alberto Aitini e Virginia Gieri, che si erano schierati apertamente per la sindaca di San Lazzaro. Ma dai ’ribelli’ è stato risposto picche e al grido di "epurazione", è montata la polemica arrivata fino ad Alfieri che, ieri, ha chiesto un intervento del segretario Enrico Letta.

"Così si vanifica lo spirito delle primarie. La decisione di non candidare i due assessori uscenti Aitini e Gieri rischia di danneggiare quella vocazione plurale e inclusiva che è alla base del Pd. Letta intervenga per un chiarimento che ristabilisca le basilari regole di pluralismo politico e culturale della nostra comunità", ha detto il coordinatore di Base Riformista. Sulla stessa linea il senatore Andrea Marcucci: "Il Pd a Bologna decide di non essere plurale. Sono dispiaciuto dall’esclusione ingiustificata dei riformisti. È un brutto segnale, spero sia corretto".

In serata, dal Nazareno filtra un commento stringato: "Ovviamente decidono i territori. Dunque decidono a Bologna, anche se speriamo ci sia ancora spazio per una ricomposizione. Ad ogni modo concentriamoci con umiltà sulle proposte di Lepore per governare Bologna". Parole giudicate anche dai dem che hanno votato Conti un po’ troppo tiepide "perché se Letta avesse voluto trovare una quadra, di certo i dirigenti locali avrebbero avuto un atteggiamento diverso". Da Bologna, però, il segretario del Pd, Luigi Tosiani, festeggia la lista facendo il segno della vittoria: "Abbiamo dato rappresentanza a tutte le aree. E come capolista c’è Rita Monticelli, la prof di Patrick Zaki". In linea, il candidato sindaco Lepore che respinge le critiche: "I riformisti fuori dal Pd? Macché. Sotto le Due Torri il riformismo ha la ’R’ maiuscola".