di Riccardo Jannello Non ci sarà un ritorno al futuro. Michael J. Fox si ritira dalle scene per la seconda volta e sembra che in questo caso faccia molto sul serio. Lo annunciò già nel 2000, quando il Parkinson giovanile del quale soffre lo costrinse a una pausa, ma poi non resistette al richiamo di cinema e tv e accettò una serie di piccole parti e camei in serie anche fortunate ("Spin City" o "The Good Wife" dov’è un avvocato che soffre la sua stessa malattia), recitando poi in un trailer...

di Riccardo Jannello

Non ci sarà un ritorno al futuro. Michael J. Fox si ritira dalle scene per la seconda volta e sembra che in questo caso faccia molto sul serio. Lo annunciò già nel 2000, quando il Parkinson giovanile del quale soffre lo costrinse a una pausa, ma poi non resistette al richiamo di cinema e tv e accettò una serie di piccole parti e camei in serie anche fortunate ("Spin City" o "The Good Wife" dov’è un avvocato che soffre la sua stessa malattia), recitando poi in un trailer che ricordava il suo maggiore successo, appunto la saga in tre puntate di "Ritorno al futuro", oltre che, nel 2013, riapparire in buona forma nel "The Michael J. Fox Show". Ma ora, quando i 60 anni non sono ancora suonati – li compirà il 9 giugno 2021 –, l’attore canadese nato a Edmonton ma naturalizzato americano non se la sente di andare avanti, non ha più il controllo dei suoi movimenti "e la mente non mi permette più di imparare a memoria le pagine del copione, che mi dimentico immediatamente e che pronuncio in modo incomprensibile".

Pensione, dunque, per questo divo precoce che ha debuttato a 15 anni in tv ("Leo and me") e a 19 sul grande schermo con "Follia di mezzanotte". Ma è il personaggio di Marty McFly nella trilogia diretta da Robert Zemeckis che lo fece diventare una star. Soprattutto il primo "Ritorno al futuro" (1985) fu un successo planetario: 381 milioni di dollari d’incasso, primo posto al botteghino negli Stati Uniti, Golden Globe per Michael, conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso; anche i due sequel girati nel 1988 e nel 1990 ebbero un discreto successo come l’ebbe la programmazione del 21 ottobre 2015 nelle sale americane: era il giorno in cui nel secondo capitolo Marty e Doc arrivavano finalmente nel futuro.

Nel 1991 Fox ebbe la diagnosi della malattia: grave forma di Parkinson quando aveva solo 30 anni. Tenne il segreto per altri 7 poi, dopo avere girato "Mars Attacks!" di Tim Burton, dette la notizia. Le crisi si fecero sempre più forti con episodi degenerativi e l’asportazione del talamo. Nei momenti più bui, Michael soffriva di evidenti disturbi sia nei movimenti sia nelle espressioni del volto. Nel 2018 è stato operato per un tumore alla spina dorsale e ha dovuto imparare di nuovo a camminare. Ma lui è sempre stato molto positivo: "Il Parkinson mi ha salvato la vita: prima correvo in macchina e bevevo a dismisura, dopo mi sono potuto dedicare alla moglie e ai miei quattro figli". Felice pensione, Michael-Marty.