di Giovanni Rossi Il Papa sotto i ferri al Policlinico Gemelli tiene il mondo con il fiato sospeso. Esce dalla sala operatoria dopo cinque ore. È quasi mezzanotte quando il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, informa che "il Santo Padre ha reagito bene all’intervento" per stenosi diverticolare sintomatica del colon: appuntamento "programmato" secondo il rassicurante comunicato pomeridiano della Santa Sede e tuttavia tenuto segreto fino all’ultimo. Una modalità che fa drizzare le antenne ai media internazionali. Fino a quando, nel primo pomeriggio, il Vaticano comunica il ricovero, non c’è infatti la minima avvisaglia che Francesco, a 84 anni, stia per affrontare una prova fisica così rilevante, in anestesia generale e con probabile resezione di una porzione intestinale....

di Giovanni Rossi

Il Papa sotto i ferri al Policlinico Gemelli tiene il mondo con il fiato sospeso. Esce dalla sala operatoria dopo cinque ore. È quasi mezzanotte quando il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, informa che "il Santo Padre ha reagito bene all’intervento" per stenosi diverticolare sintomatica del colon: appuntamento "programmato" secondo il rassicurante comunicato pomeridiano della Santa Sede e tuttavia tenuto segreto fino all’ultimo. Una modalità che fa drizzare le antenne ai media internazionali. Fino a quando, nel primo pomeriggio, il Vaticano comunica il ricovero, non c’è infatti la minima avvisaglia che Francesco, a 84 anni, stia per affrontare una prova fisica così rilevante, in anestesia generale e con probabile resezione di una porzione intestinale. Degenza ospedaliera minima: cinque giorni, o forse sette, vista l’età del paziente, ieri alla sua prima notte romana fuori da Santa Marta. Una giornata infinita.

Votato al suo stile asciutto e senza fronzoli, Francesco sceglie con cura i passi di congedo (nascosto) e le parole per i fedeli. In mattinata, all’Angelus, annuncia "lieto" il prossimo viaggio pastorale all’estero. È un arrivederci, anche se nessuno ancora lo sa. "Dal 12 al 15 settembre prossimo – comunica – a Dio piacendo, mi recherò in Slovacchia. E concelebrerò in Budapest la messa conclusiva del Congresso eucaristico internazionale. Ringrazio di cuore quanti stanno preparando questo viaggio e prego per loro". Poi lascia il Vaticano e poco dopo, alle 13, a bordo di un’auto senza insegne, arriva al Policlinico Gemelli accompagnato solo dall’autista e da uno stretto collaboratore. Soltanto la direzione ospedaliera e lo staff operatorio del professor Sergio Alfieri sono allertati. Il resto del personale sanitario e i degenti della struttura apprendono del ricovero dai media. Una notizia di impatto planetario. Papa Francesco sale al 10° piano, nell’area ristretta tradizionalmente allestita per i Pontefici: la stessa dove fu ricoverato numerose volte Giovanni Paolo II, la prima nel 1981 dopo l’attentato di Alì Agca in piazza San Pietro. Wojtyla fu egualmente protagonista di un ricovero domenicale il 15 luglio del 1992, annunciato però ai fedeli "in confidenza" durante l’Angelus, con richiesta di "preghiere", "il sostegno e l’aiuto del Signore" e "piena fiducia" nella "Vergine Santissima".

Per questo fotografi e telecamere delle tv internazionali che via via affluiscono al Gemelli – attentamente sorvegliato da carabinieri e gendarmeria vaticana – puntano l’obiettivo sulle finestra da dove Wojtyla mandava i suoi saluti. Francesco però non si manifesta, è già nelle mani di dottori e personale infermieristico perché la tabella operatoria ha scadenze serrate.

Durante il pomeriggio arrivano i messaggi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, delle massime autorità dello Stato e della Ue, della sindaca di Roma Virginia Raggi e dei candidati al Campidoglio, del rabbino capo della comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni, del presidente isareliano Reuven Rivlin, delle maggiori personalità politiche italiane. Una lista infinita di auguri accompagna Francesco in sala operatoria. L’intervento comincia nel tardo pomeriggio. Una tempistica anomala rispetto alle consuete dinamiche ospedaliere, tanto più per un intervento "programmato".

Che la guida spirituale di un miliardo e trecento milioni di cattolici, ricoverato in ’casa’ nella struttura che Giovanni Paolo II aveva battezzato "il terzo Vaticano" (dopo il Palazzo Apostolico e Castelgandolfo), sia ancora sotto anestesia all’ora dei tg forse non preoccupa ma di certo non rassicura. Arrivano le prime conferme di una degenza non brevissima: segno di un intervento di una certa importanza al di là della routinarietà descritta dagli esperti. Alle 23 e 45 arriva solo la conferma dell’operazione riuscita. Dieci gli specialisti in sala nell’equipe guidata dal professor Alfieri. Il vero bollettino slitta a oggi. Il mondo tira un sospiro di sollievo. Aspettando di saperne di più.