di Alessandra Codeluppi SAN MARTINO (Reggio Emilia) Una doppia vita sentimentale: è il movente ipotizzato per spiegare la morte di Paolo Eletti, il 58enne ucciso il 24 aprile con cinque martellate alla testa nella sua casa di San Martino (Reggio Emilia). Gli inquirenti credono che sia stato ammazzato dal figlio Marco, 33 anni: lui avrebbe scoperto il segreto del padre e non l’avrebbe accettato. Una delle esistenze di Paolo era alla luce del sole, con la donna che aveva sposato: Sabrina Guidetti, 54 anni, che nello stesso giorno fu trovata nell’abitazione intossicata da benzodiazepine, con un taglio al braccio e ridotta in fin di vita. L’altra era...

di Alessandra Codeluppi

SAN MARTINO (Reggio Emilia)

Una doppia vita sentimentale: è il movente ipotizzato per spiegare la morte di Paolo Eletti, il 58enne ucciso il 24 aprile con cinque martellate alla testa nella sua casa di San Martino (Reggio Emilia). Gli inquirenti credono che sia stato ammazzato dal figlio Marco, 33 anni: lui avrebbe scoperto il segreto del padre e non l’avrebbe accettato. Una delle esistenze di Paolo era alla luce del sole, con la donna che aveva sposato: Sabrina Guidetti, 54 anni, che nello stesso giorno fu trovata nell’abitazione intossicata da benzodiazepine, con un taglio al braccio e ridotta in fin di vita. L’altra era nascosta: Paolo si sarebbe riconosciuto in una diversa identità di genere e avrebbe intrattenuto relazioni extraconiugali. In particolare praticava il crossdressing (travestirsi nel sesso opposto al proprio genere). Il figlio, impiegato e scrittore di thriller, lo avrebbe ucciso al culmine di un litigio, secondo quanto ricostruito dai carabinieri reggiani, coordinati dal pm Piera Giannusa.

Ma il mistero è ancora fitto: per gli inquirenti, lui avrebbe anche tentato di sbarazzarsi della madre. I carabinieri hanno scoperto che Paolo Eletti aveva aperto dal giugno 2020 un profilo Facebook, con un nome di copertura ma che è stato ricondotto con certezza a lui. Attraverso questa pagina social, lui cercava di contattare persone con le sue stesse preferenze sessuali. C’era qualche post trasgressivo, ma traspaiono anche il suo desiderio di "esprimersi in modo libero al mondo" e qualche riflessione sulle questioni Lgbt: "Poco fa ho sentito in tv della legge su omofobia e transfobia, il 17 maggio ci sarà la festa contro questi fenomeni - scriveva nel novembre 2020 -. Ci permetteranno di manifestare la nostra personalità o sarà l’occasione di una nuova repressione?".

Il 33enne si trova in custodia cautelare in carcere a Modena, accusato di omicidio aggravato da premeditazione, futili motivi e parentela con le vittime e di tentato omicidio della madre. Lui stesso aveva dato l’allarme ai soccorritori, per poi parlare di una contesa in famiglia, quel giorno, ma sul destino della casa di San Martino: "È troppo grande, va venduta. Mio padre era contrario, mia madre più favorevole". Il giovane, davanti al gip, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Interrogato subito dopo il delitto dal pm, non era stato ritenuto credibile, a causa di diverse contraddizioni ravvisate, che hanno indotto a ipotizzare una messinscena. La difesa, affidata agli avvocati Domenico Noris Bucchi e Luigi Scarcella, aveva parlato dall’esistenza di elementi "a favore dell’indagato".

Si sta intanto riprendendo la madre Sabrina, dimessa un mese fa dall’ospedale Santa Maria Nuova. Ora ha abbandonato le stampelle. "È ospite di un parente e sta facendo riabilitazione fisica e psichica", racconta il suo avvocato Claudio Bassi. Di recente è stata risentita dal pm Giannusa come persona informata sui fatti. Ma il mistero è ancora fitto: "Lei non mi ha parlato di una lite tra padre e figlio. Forse è successo quando lei si è addormentata". La donna, accompagnata dai carabinieri, è rientrata qualche giorno fa, per la prima volta dopo il delitto, nella casa di San Martino, sotto sequestro: giusto un attimo per riprendere qualche oggetto personale e poi lasciarsi alle spalle l’incubo.