SI VA diffondendo ormai da tempo un’ideologia sottile e perciò affilata in base alla quale le identità “naturali” non esistono, e se esistono vanno soppresse. Identità nazionali, identità familiari, identità sessuali. Il rispetto, la tolleranza e la parità dei diritti non c’entrano, è che il mondo gira al contrario e per tutelare le minoranze (cosa, ovviamente, buona e giusta) si segano in blocco le radici della maggioranza. Per scongiurare i nazionalismi, ad esempio, si smontano gli Stati e si stigmatizzano le nazioni. «Padre» e «madre» sono considerate parole provocatorie, si propende ormai per «genitore A» e «genitore B» e, tra A e B, i figli possono scegliersi il cognome che preferiscono. In una scuola romana, caso non raro, è stato deciso di sopprimere la festa del papà e quella della mamma per non urtare la sensibilità degli scolari che hanno perso i genitori o vivono in famiglie per così dire “diverse”. Per non turbare chi crede in un diverso dio, invece, un consistente moto d’opinione tira a far sparire i crocifissi dai luoghi pubblici e, sotto Natale, i presepi dalle piazze dei paesi. È una forma di marxismo contemporaneo: l’uguaglianza imposta per legge; con la legge che spesso crea nuove disuguaglianze.

AD ESEMPIO, il caso della parità uomo-donna nei consigli di amministrazione piuttosto che nelle liste elettorali, il reato di femminicidio per cui uccidere una donna è cosa di per sé più grave che uccidere un uomo, le aggravanti per le offese «omofobe» o razziste. E quando la legge (ancora) latita, avanza un orientamento culturale che chiama «bullismo» anche il minimo screzio tra adolescenti, che vede il «machismo» in ogni manifestazione virile, che contesta l’autorità paterna in nome dell’amicizia tra genitori e figli. Punta più avanzata di questa rivoluzione culturale è l’utopia “gender”. L’idea, cioè, che la natura non conti, che la realtà non esista e che ogni desiderio debba essere reale.

E COSÌ, mentre l’ufficio di statistica neozelandese istituzionalizza il “terzo sesso” e la Cassazione italiana fa altrettanto con i cambi di genere in assenza di conseguenti operazioni chirurgiche, l’omosessualità diventa la regola in televisione e nelle scuole si insegna a, come recita un progetto di legge del Pd, «eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socioculturali fondate sull’impropria ‘identità costretta’ in ruoli già definiti dalle persone in base al sesso di appartenenza».

POI ci si stupisce se, finanziati dalla Regione e incoraggiati dal Comune, negli asili di Trieste i bambini vengono trastullati col «gioco del rispetto». Ovvero, i maschi si devono vestire da femmine, le femmine da maschi, poi li si filma e gli si chiede «come si sentono» nei nuovi panni. Bel gioco davvero. Nulla è reale, dunque, tutto è relativo. L’Occidente decade, le identità si perdono, le radici si mozzano. La libertà è assoluta; la confusione, di conseguenza, pure. Mai stati così liberi di scegliere, mai stati così soli e sbandati.