Massimo

Donelli

Sì, è vero: siamo il Paese dei campanili più che il Paese dei campanelli. E, quindi, per esempio, io mi sento genovese, punto. Mai detto, per capirci, "Sono ligure". No, genovese e basta. Però ho salutato con gioia, nel 1970, il battesimo elettorale delle regioni. E ho sempre fatto il tifo per il federalismo. Che, nel giorno in cui si celebrano i 160 anni dell’unità d’Italia, non è ovviamente compiuto, anzi. Però si manifesta qua e là. Magari con qualche forzatura. E, spesso, con eccesso di personalismi. In ogni caso, con una base di consenso pian piano sempre più larga. Almeno al centronord. Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Toscana, Veneto, infatti, hanno dato ampia prova, pur percorrendo strade diverse, che si può fare. Perché sono territori ricchi e fortemente identitari. O perché la pandemia ha spinto ancor più nella direzione del decentramento decisionale, indispensabile in una società che, come profetizzò Italo Calvino nelle Lezioni americane, vive sempre più all’insegna della velocità. Sia quel che sia, l’Italia a me pare più che pronta per pigiare sull’acceleratore federale. Giovandosene. No, non accadrà domani (ancora in troppi remano contro). Lo so. Ma in un futuro non lontano sì. Perché la strada è ormai aperta. E si può soltanto andare avanti. Con un’unica bandiera, il tricolore, ci mancherebbe. Magari, però, aggiungendo sul bianco 20 piccole stelle…