"Quest’anno, un Natale come i nostri sarebbe impossibile. Un Natale come quelli dei Tognazzi di quando ero piccolo non lo potremmo mai fare. Papà è stato un anticipatore della famiglia allargata: la nostra era addirittura internazionale. Ricky, figlio di Ugo e di Pat O’ Hara, veniva dall’Inghilterra, dove studiava in collegio. E quando avevo quattro anni, scoprii di avere un altro fratello: Thomas, figlio di Margarete, che veniva dalla Norvegia e, il primo anno, parlava norvegese. Poi c’eravamo Maria Sole ed io. Nostra madre, Franca Bettoja, ha fatto il miracolo: ha tenuto insieme questa famigliamosaico, facendo in modo che ci amassimo tutti". Dpcm Natale: tutte le misure Spostamenti e...

"Quest’anno, un Natale come i nostri sarebbe impossibile. Un Natale come quelli dei Tognazzi di quando ero piccolo non lo potremmo mai fare. Papà è stato un anticipatore della famiglia allargata: la nostra era addirittura internazionale. Ricky, figlio di Ugo e di Pat O’ Hara, veniva dall’Inghilterra, dove studiava in collegio. E quando avevo quattro anni, scoprii di avere un altro fratello: Thomas, figlio di Margarete, che veniva dalla Norvegia e, il primo anno, parlava norvegese. Poi c’eravamo Maria Sole ed io. Nostra madre, Franca Bettoja, ha fatto il miracolo: ha tenuto insieme questa famigliamosaico, facendo in modo che ci amassimo tutti".

Dpcm Natale: tutte le misure

Spostamenti e congiunti: la guida

Gian Marco Tognazzi ci parla, al telefono, poco prima della convocazione sul set. Da sempre, Gian Marco è colui che custodisce con più passione, con devozione, il ricordo del padre Ugo. Ha rilevato la Tognazza, l’azienda che il padre aveva fatto nascere, "per scopi puramente ugoistici", e l’ha fatta crescere. E insieme agli altri fratelli, ha dato alle stampe il 14 novembre il volume "Ugo. La vita, gli amori, gli scherzi di un papà di salvataggio", per Rai libri.

Gian Marco, dove passavate il Natale?

"A casa dei nonni, a Galliate lombardo, sul lago di Varese. Ricordo la neve, i cenoni, Ugo dietro i fornelli".

Ugo Tognazzi amava stupire, in cucina. Era, diciamo, uno chef surrealista. Anche a Natale?

"No. A Natale, diventava tradizionalissimo! Non si transigeva: bollito, tortellini in brodo, e in omaggio ai nonni ravioli di zucca. Il torrone di Cremona, la sua città, c’era sempre, e c’erano anche le mostarde giuste per le varie carni. Il tacchino, per gli ospiti americani".

C’erano ospiti speciali?

"Da Santo Stefano in poi, venivano altri ospiti. Spesso veniva da noi Jennifer Beals, la protagonista di ‘Flashdance’, amica di amici: in quegli anni, il cinema americano era molto più vicino".

Ricorda i regali?

"Certo! Li vedevi al mattino, dopo che nella notte Babbo NataleUgo li aveva depositati sotto l’albero. Ricordo un regalo, su tutti: il Subbuteo. Divenne per me e per Thomas una vera malattia, un’ossessione. Un anno dopo l’altro, un regalo dopo l’altro, costruimmo tutta San Siro! Thomas mi portava tutta la conoscenza delle squadre del Nord Europa: in Norvegia seguivano il campionato inglese. E ogni Natale, arrivava la scatola di una squadra di calcio".

Giocavate a carte?

"Come no? Certe litigate al Mercante in fiera! E poi c’era un antenato del trivial, con dei quiz. Mio padre scoprì che c’erano alcune domande anche su di lui: ma le risposte erano sbagliate, diceva!".

E questo Natale, come lo vivrà?

"Con la mia compagna e con i figli, Andrea Viola e Tommaso. Mia madre Franca ha 84 anni, non voglio esporla a rischi inutili. Vorrei che tutti ci rendessimo conto della situazione. C’è da resistere un altro po’…".

C’è già chi pensa a cenoni in hotel, prenotando anche la stanza d’albergo.

"Dovremmo smetterla di cercare di aggirare la regola, per crederci furbi. C’è un rischio, concreto, che può colpire tutti. Punto. Rispettiamo le regole. E poi, siamo una generazione di incontentabili. È vero che siamo isolati: ma con un agio, un comfort inimmaginabili rispetto alle generazioni precedenti. Negli anni ’70 non c’erano telefonini, Internet, Skype, Whatsapp, YouTube: fossimo stati costretti in casa allora, che avremmo fatto, ci saremmo sparati? Non facciamo troppe tragedie per questi quindici giorni di Natale. Passerà ‘a nuttata".

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