Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, 34 anni, con l’ex premier Giuseppe Conte, 56
Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, 34 anni, con l’ex premier Giuseppe Conte, 56
di Elena G. Polidori Dal Vaffa a un movimento moderato e liberale è, per dirla con l’ex deputata del M5s, Emanuela Corda, come "lanciare un’opa su Forza Italia", non certo aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Eppure ieri Luigi Di Maio, dopo la nomina dei sottosegretari che ha provocato nuovi addii e malumori forti tra chi è rimasto, ha aperto all’ingresso di Giuseppe Conte come prossimo leader del M5s annunciando "l’evoluzione" grillina, ora su una linea "moderata, atlantista, saldamente all’interno della Ue". Parole che Max Bugani, un tempo uomo chiave dentro Rousseau e caposaldo grillino in Emilia prima di diventare ombra di Virginia Raggi a Roma, ha commentato in modo caustico: "Quindici anni di battaglie per diventare una costola di Berlusconi?...

di Elena G. Polidori

Dal Vaffa a un movimento moderato e liberale è, per dirla con l’ex deputata del M5s, Emanuela Corda, come "lanciare un’opa su Forza Italia", non certo aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Eppure ieri Luigi Di Maio, dopo la nomina dei sottosegretari che ha provocato nuovi addii e malumori forti tra chi è rimasto, ha aperto all’ingresso di Giuseppe Conte come prossimo leader del M5s annunciando "l’evoluzione" grillina, ora su una linea "moderata, atlantista, saldamente all’interno della Ue". Parole che Max Bugani, un tempo uomo chiave dentro Rousseau e caposaldo grillino in Emilia prima di diventare ombra di Virginia Raggi a Roma, ha commentato in modo caustico: "Quindici anni di battaglie per diventare una costola di Berlusconi? Un trionfo. Gianroberto Casaleggio in piazza ci fece scandire il nome di Berlinguer, non quello di De Mita".

Insiste Di Maio: "Questa evoluzione si può completare con l’ingresso di Conte, l’ex premier, che ha rappresentato questi valori, metta la parola fine alle nostre ambiguità e ai nostri bizantinismi. Io rispetto tutto, ma l’assemblearismo estremo finisce solo per dare un’immagine di caos. Se si sta parlando di far entrare Conte, significa che a un anno da quando ne ho lasciato la guida il Movimento ha realizzato che senza una leadership forte non si vada nessuna parte". Come potrebbe entrare Conte. Si creerà una carica apposta per lui? "Un modo si trova sempre".

L’altro giorno, Grillo e Conte si sono sentiti proprio per concordare con l’ex premier i modi del rientro e, soprattutto, il cambio dello Statuto per dare il via libera alla sua leadership, facendo così tramontare definitivamente l’idea del direttorio a 5 che è stato votato solo pochi giorni fa dalla base sulla piattaforma Rousseau. Un direttorio "nato morto – dicono fonti interne – anche perché non ci vuole andare nessuno...". Conte ha chiesto – e ottenuto – che ci fosse l’unanimità dei maggiorenti sul suo nome e che l’orizzonte politico sia quello della creazione di un’alleanza strutturale con Pd e Leu.

A Conte, dunque, l’onere di rifondare il Movimento come organismo di centro del nuovo centrosinistra che verrà, ma questo cambio di passo politico lascia dietro di sé nuove vittime (forse potrebbe toccare anche gli assenti non giustificati). L’ultima è il senatore Emanuele Dessì, che dopo le nomine dei sottosegretari, ha gettato la spugna: "Questa non è più casa mia", si è sfogato su Facebook: "Ho sperato fino a ieri che qualcosa potesse cambiare, inutilmente. Non sono mai stato d’accordo nel dare la fiducia a questo governo ma ho voluto, con l’assenza il giorno del voto, dare un ulteriore possibilità di ripensamento, soprattutto a me stesso. Esco dal M5s con un enorme tristezza nel cuore, ma anche con tanta rabbia. Nei prossimi giorni ci sarà modo per parlare e per vederci con chiunque abbia voglia di confrontarsi e di continuare a lottare", conclude.

Duro anche l’ex viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni, tra i big del M5s a non essere stato riconfermato nella squadra di sottogoverno: "Dopo questi mesi di gestione disastrosa – scrive – dobbiamo lavorare per risollevarlo per non distruggere un sogno che condividiamo da anni! Non molliamo, il Paese soffre causa Covid e la priorità sono i nostri concittadini!". Buffagni, tuttavia, non lascerà il Movimento ("sto con Grillo e sto con Conte", ha voluto ribadire), mentre è più dubbioso il deputato Giorgio Trizzino: "Al momento non me ne vado – ha chiarito – ma mi riservo di valutare l’evoluzione della situazione". Spietato il senatore Mattia Crucioli, traslocato in ’Alternativa’: "M5s è destinato a costituire il centro del centro-sinistra. Peccato che non fosse questo il patto stretto con i nostri elettori. Noi eravamo quelli pronti a rischiare il ‘salto nel buio’ pur di riformare alla radice questo Paese". La diaspora grillina prosegue.