Nel giorno dell’Immacolata l’acqua alta cattura Venezia. Con un picco di 138 centimetri invade piazza San Marco, profana la basilica, conquista oltre la metà di calli e campielli. Il Mose? Non pervenuto. Non azionato. Non preallertato. Colpa di previsioni meteo sbagliate, tarate su un livello di massima ipotizzato per l’alba in 125 centimetri, sotto la soglia di intervento prevista dai protocolli. "Invece il vento è cresciuto molto, ha avuto una forza straordinaria, non prevista. Dalla...

Nel giorno dell’Immacolata l’acqua alta cattura Venezia. Con un picco di 138 centimetri invade piazza San Marco, profana la basilica, conquista oltre la metà di calli e campielli. Il Mose? Non pervenuto. Non azionato. Non preallertato. Colpa di previsioni meteo sbagliate, tarate su un livello di massima ipotizzato per l’alba in 125 centimetri, sotto la soglia di intervento prevista dai protocolli.

"Invece il vento è cresciuto molto, ha avuto una forza straordinaria, non prevista. Dalla Croazia – racconta il sindaco Luigi Brugnaro – è montato uno scirocco molto forte, in concomitanza con le piene dei fiumi Tagliamento e Piave. Tutto questo ha aumentato il livello dell’acqua lungo la costa", con conseguenze devastanti. A San Marco l’acqua salata allaga il nartece insinuandosi anche nelle prime cappelle. Nel pomeriggio il picco inatteso.

"La situazione è terribile, siamo sotto l’acqua in maniera drammatica", lamenta Carlo Alberto Tesserin, Procuratore della basilica di San Marco. Ore di passione anche per gli esercenti. "È drammatico e vergognoso non considerare un’acqua alta eccezionale di questo tipo – si arrabbia Claudio Vernier, responsabile del Bar al Todaro e presidente dell’Associazione Piazza San Marco –. La previsione di almeno 125 centimetri di massima c’era già, quindi non alzare le paratoie è stato quanto meno opinabile". Seppur corretta, in base ai disciplinari vigenti. Anche perché le squadre operative di ingegneri, tecnici, operai non stanno sul posto. Intervengono a chiamata. L’ultima – con successo – appena tre giorni fa.

"Bisogna essere più veloci nel reagire. Con il commissario Spitz, il provveditore, il prefetto, la capitaneria, c’è una reale collaborazione – ammette Brugnaro –. La questione è più politica: dobbiamo far sì che sia la città a dichiarare quando si deve chiudere il Mose. Oppure no". Il governo tace. La soluzione? "Accorciare la catena di comando – è l’ipotesi del primo cittadino –. Il commissario sta svolgendo ottimamente il suo lavoro, ma la gestione credo spetti alla città". Tradotto: a quale quota vadano attivate le barriere devono deciderlo i veneziani.

Il Centro maree municipale comunica che, a causa dell’insistenza del vento, l’acqua alta defluirà molto lentamente per ripresentarsi stamattina alle 7 con un massimo atteso di 125-130 centimetri e meteo favorevole alla prosecuzione del fenomeno per l’intera settimana. Tutto lavoro per il Mose con le squadre richiamate d’urgenza già ieri notte.

G.Ros.