Lo chiamavano "il mister Wolf a 5 stelle". Perché lui, Alfonso Bonafede da Mazara del Vallo, ma fiorentino di adozione, classe ’76, all’inizio dell’era grillina in Parlamento era quello che risolveva a Luigi Di Maio (ma anche a Grillo) ogni problema. Compreso quello di “presentargli” l’uomo giusto al momento giusto – Giuseppe Conte – da mettere a Palazzo Chigi in assenza di un grillino doc di caratura necessaria alla bisogna. Avvocato in terra toscana e vicino a Conte all’Università fiorentina, Bonafede è stato l’animatore del primo nucleo grillino di Firenze, gli Amici di Beppe Grillo che si riunivano in un piccolo bar del centro. Poi, nel 2007, un incontro andato male con Matteo Renzi e nel 2009 la ‘sfida’ allo stesso Renzi, candidato sindaco di Firenze, che inchiodò il Movimento al 2%. Da quel momento, Bonafede non ha mollato un attimo: deputato nel 2013; vice della Commissione Giustizia

e di pari passo responsabile della funzione "Scudo della Rete" nella piattaforma Rousseau; poi braccio destro di Di Maio fino alla poltrona di ministro della Giustizia. Con in tasca quella riforma del settore che, nei mesi scorsi,

è stato uno dei motivi

di scontro più accesi

con Italia Viva. Già, proprio con Renzi, il suo ‘nemico’ di sempre.

e.g.p.