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18 mag 2022

"Il mio salvatore era un serial killer" Mathias, il sopravvissuto per errore

Intubato dopo un lieve incidente. L’infermiere che lo soccorse tentò di ucciderlo con una iniezione letale

18 mag 2022
giovanni rossi
Cronaca
Niels Högel. , 45 anni, l’ex infermiere ritenuto il più feroce serial killer tedesco; sopra a destra, Matthias Corssen, 47 anni, una delle vittime che si è miracolosamente salvata
Niels Högel. , 45 anni, l’ex infermiere ritenuto il più feroce serial killer tedesco; sopra a destra, Matthias Corssen, 47 anni, una delle vittime che si è miracolosamente salvata
Niels Högel. , 45 anni, l’ex infermiere ritenuto il più feroce serial killer tedesco; sopra a destra, Matthias Corssen, 47 anni, una delle vittime che si è miracolosamente salvata
Niels Högel. , 45 anni, l’ex infermiere ritenuto il più feroce serial killer tedesco; sopra a destra, Matthias Corssen, 47 anni, una delle vittime che si è miracolosamente salvata
Niels Högel. , 45 anni, l’ex infermiere ritenuto il più feroce serial killer tedesco; sopra a destra, Matthias Corssen, 47 anni, una delle vittime che si è miracolosamente salvata
Niels Högel. , 45 anni, l’ex infermiere ritenuto il più feroce serial killer tedesco; sopra a destra, Matthias Corssen, 47 anni, una delle vittime che si è miracolosamente salvata

di Giovanni Rossi Professione sopravvissuto. Mathias Corssen, 47 anni, già paramedico e crocerossino, ha lo sguardo scioccato ancora oggi, quando nel salotto multimediale di Radio Brema è chiamato a interpretare se stesso: l’errore di un serial killer. E che serial killer: Niels Högel, 45 anni, infermiere e volontario del servizio ambulanze, amico e presunto salvatore, riconosciuto responsabile – solo nel 2019 – di almeno 91 morti in cinque anni, 87 dei quali giustiziati in corsia con iniezioni letali. In Germania storie come questa stregano il pubblico perché rompono i cliché sull’affidabilità tedesca e ricordano ai cultori di una vita metodica che il destino di ciascuno è una somma di coincidenze. Il 21 giugno del 2004, Corssen, all’epoca 29enne, è alla guida della sua auto a Ganderkesee, in Bassa Sassonia, quando alle 9 di sera è investito da un camioncino di pronta consegna pizze. Si sveglia in ospedale dopo una notte e un giorno con il ricordo "di una luce brillante e scintillante" nella concitazione dei soccorsi. Eppure, la cartella clinica riporta altro: soggetto con lacerazione sul sopracciglio sinistro e normoreattività. Almeno prima di andare in arresto cardiocircolatorio tra le braccia del soccorritore che prontamente lo intuba dopo aver chiamato l’eliambulanza. Chi è l’infermiere modello? "Puoi essere contento che siamo stati noi i primi arrivare e non dei dilettanti", gli sorride in corsia Niels Högel, dipendente all’ospedale di Delmenhorst e volontario in ambulanza (coincidenza che già avrebbe dovuto allarmare le autorità per eccesso di zelo e claustrofobia professionale). Corssen, che all’epoca svolge il servizio civile come paramedico della Croce Rossa, riconosce in quella faccia il collega di molti interventi e il compagno di bevute serali al pub o in discoteca. Eppure sente che qualcosa non torna. La diagnostica ospedaliera certifica un trauma cranio cerebrale con emorragie minori. Ma i problemi sono altri ...

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