Franco Battiato (Ansa)
Franco Battiato (Ansa)
Ho perso un amico, tutti abbiamo perso un genio della musica. Un pensatore. Per molti Battiato era un uomo dal carattere difficile, chiuso e per certi versi inarrivabile. In realtà era uno strano miscuglio di introversione, gentilezza e straordinario carisma comunicativo. Il suo buen retiro era Milo, paesino delizioso sulle falde dell’Etna, e lì si trovava la sua ‘casa di collina’. Ed è stato proprio a Villa Grazia che trent’anni fa ho cominciato a frequentare Franco imparando a conoscerlo come uomo, mentre il personaggio mi aveva già abbondantemente conquistato....

Ho perso un amico, tutti abbiamo perso un genio della musica. Un pensatore. Per molti Battiato era un uomo dal carattere difficile, chiuso e per certi versi inarrivabile. In realtà era uno strano miscuglio di introversione, gentilezza e straordinario carisma comunicativo. Il suo buen retiro era Milo, paesino delizioso sulle falde dell’Etna, e lì si trovava la sua ‘casa di collina’. Ed è stato proprio a Villa Grazia che trent’anni fa ho cominciato a frequentare Franco imparando a conoscerlo come uomo, mentre il personaggio mi aveva già abbondantemente conquistato.

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Ci eravamo incontrati per la prima volta nel lontano ‘92 al Teatro Verdi di Firenze dopo la sua esibizione. Allora registrava per l’etichetta Emi e il manager era Enrico Maghenzani: fu lui ad accompagnarmi nel camerino permettendomi di fargli la mia prima intervista. Scattò tra noi una immediata simpatia al punto da proporgli di diventare suo biografo. La cosa lo divertì e mi invitò a darmi da fare. I libri sono poi nel tempo diventati due.

Questo mi ha permesso di conoscere Franco molto da vicino, di discuterci e a volte, come capita tra amici, di fare anche qualche allegra litigata. Come quella volta che mi definì ‘vestito come un negriero’ solo perché indossavo un abito di lino color corda, stile Jeremy Irons nel film La casa degli spiriti.

Conversavamo spesso in macchina, specie quando lo accompagnavo alle prove, trovandosi dalle mie parti. Poi ci sarebbe stato il concerto, e dopo saremmo andati a cena. Spesso durante quei percorsi mi raccomandava di evitare, passando da ingressi secondari, la solita fan un po’ troppo invadente che lo aspettava puntualmente al varco. Una volta, mi aveva raccontato, qualcuno si era perfino sdraiato nel giardino di casa chiuso in un sacco a pelo in attesa che uscisse, costringendolo a rimanere segregato tutto il giorno.

Franco andava molto fiero del suo giardino, dove campeggia un fico che spunta da un pozzo. "Vedi, questa è la prova che la natura riesce sempre ad avere la meglio. Volevano tagliarlo, figurati! Invece continuo a mangiare fichi eccellenti". Era goloso? Tantissimo. Specialmente di dolci. E beveva molto caffè a cui aggiungeva almeno sei cucchiaini di zucchero. Ai tempi del celebre concerto a Bagdad non si faceva mancare durante l’esibizione una lattina di Coca-Cola che troneggiava accanto a lui sul tappeto orientale ed erano i tempi in cui fumava un paio di pacchetti di Marlboro al giorno.

Ma la grandezza dell’uomo si misura anche dalla sue piccole debolezze che possono diventare sfide da vincere. Battiato le ha vinte tutte queste battaglie nel corso della sua esistenza. E adesso la sua anima immortale vola alta tessendo trame di poesia e musica destinate a diventare incancellabile memoria.

* biografo di Franco Battiato