Viviana

Ponchia

Non faccio un torto al femminismo se ogni volta mi commuovo quando un uomo mi apre la portiera. Non mi sento discriminata se lui paga una cena. E considero una premurosa congiura sapere che è il solo a vedere i prezzi sul menu. Quante nemiche mi sono fatta? Quanta ipocrisia autolesionista c’è nel condannare certi piccoli gesti che rendono la vita più morbida? Il modello pizzeria - facciamo alla romana e la portiera te la apri tu – va bene appunto in pizzeria, dove c’è chi conta quanti carciofini ci sono nella tua quattro stagioni e poi scala dal suo conto.

È confortante però sapere che esiste un altrove con un galateo che discrimina a fin di bene. Un posto che riporta ai fondamentali della galanteria e dei ruoli. Insomma un bel gioco da occasione speciale. Se poi i ruoli sono ribaltati e il cameriere non lo sa, basta avvertirlo: prenda la mia carta di credito e chiami lui principessa. Ma poniamo che non lo si voglia mettere in imbarazzo, che la lista delle vivande non monetizzabili tocchi a noi, esposte a ogni delizia ma tenute al riparo dalle fucilate che volano nell’alta cucina. A questo punto il gioco si fa ancora più raffinato e la cena meno scontata: io so che tu sai che io so. So benissimo quanto costa un branzino al sale. Che investimento rappresenti una entrée di ostriche seguita da carpaccio di gambero rosso. O quale mazzata nasconda la dicitura "tartufo escluso". Sbianchetta pure, ma se ti voglio graziare o spennare lo decido io.