Il massacro di Saman. In aula foto e retroscena. Così la difesa del padre cerca di ribaltare le accuse

L’avvocato attacca il fratello ("Mi fa paura") e il fidanzato della 18enne. E sui genitori assicura: "Il matrimonio con il cugino non era imposto". Mostrati scatti forniti dall’imputato per dimostrare i buoni rapporti . .

Il massacro di Saman. In aula foto e retroscena. Così la difesa del padre cerca di ribaltare le accuse

Il massacro di Saman. In aula foto e retroscena. Così la difesa del padre cerca di ribaltare le accuse

Chi voleva davvero bene a Saman Abbas, la 18enne pakistana trovata sepolta a Novellara? E chi l’ha uccisa? Nel processo per l’omicidio, l’avvocato Enrico Della Capanna, difensore del padre Shabbar Abbas, parla di "pressione mediatica che rende ardua qualsiasi difesa" e di "verdetto già scritto". Per il padre, estradato in Italia dal Pakistan, e per la moglie Nazia Shaheen, ancora latitante, accusati di essere i "determinatori" di un piano di morte della figlia, la Procura ha chiesto l’ergastolo. Per lo zio Danish Hasnain, che fece ritrovare il cadavere, e per i due cugini Nomanulhaq Nomanukah e Ikram Ijaz, 30 anni.

Davanti alla Corte d’Assise presieduta da Cristina Beretti, l’avvocato Della Capanna prova a ribaltare, con un’arringa durata un intero giorno, la ricostruzione accusatoria e l’immagine radicata nell’opinione pubblica di un padre-padrone. "Nei suoi occhi non ho visto odio, risentimento e crudeltà, ma rassegnazione e dolore". Cerca di cancellare l’idea di un uomo "ricco, influente, temibile, secondo la Procura legato alla mafia pakistana", per tratteggiare l’emigrante partito "con una valigia di cartone", che diventa bracciante agricolo a Novellara, "secondo il titolare il suo miglior lavoratore". E anche di demolire l’idea di un islamico integralista: "L’imam ha detto che lui e la moglie non andavano in moschea. Lui è sunnita, Nazia invece sciita. Il movente dell’integralismo religioso è inconsistente". Poi proietta tante foto: una, datata 27 aprile 2021, vede la 18enne abbracciata sul letto col padre Shabbar, una settimana dopo il rientro a casa di lei dalla comunità. "Ho visto la serenità di un uomo felice, che ho scorto anche negli occhi di Saman". Per la difesa sono "anime nere" due giovani costituiti parte civile, "a cui la Procura ha dato dignità superiore a quella che meritavano". Uno è il fratello di Saman, in passato sentito come testimone assistito: "A me Alì Haider fa paura". E poi proietta le foto trovate sul telefono del ragazzo: Hitler, Mussolini, cadaveri massacrati, un uomo che afferra il collo a una donna (29 aprile 2021), tante armi, lui stesso che imbraccia un kalashnikov. E anche i selfie con lo zio Hasnain, scattati nei primi giorni dopo la scomparsa di Saman. L’altro è Ayub Saqib, il fidanzato in Italia della vittima, il suo grande amore che la famiglia di lei avrebbe rifiutato. Della Capanna gela tutti: "Saqib era freddo con lei: di Saman non gliene fregava niente". Non parla solo di "amore al capolinea", ma anche di "un inganno". E mostra in aula le chat che Saqib che intratteneva con un’altra ragazza: dialoghi che continuano anche il primo maggio 2021, quando Saman sparisce. Qualche giorno dopo lui scrive all’altra: "Staremo insieme sino alla fine dei tempi". E ora, rimarca il legale, "pare che i due si siano anche sposati".

La difesa dice che non può essere vero l’abito nuziale che la madre di Saqib gli mandò, e che lui mostrò in tv, perché sposasse Saman: "La tradizione lo vuole rosso, mentre quello era rosa". Della Capanna tenta di smontare anche la tesi del matrimonio combinato in Pakistan: "Là si sposano tra cugini per tenere il legame familiare. Shabbar voleva offrire a Saman un futuro che lui stesso non avrebbe potuto garantirle, ma i genitori dissero alla ragazza che lei era libera". Quando lei si rivolse ai servizi sociali, e fu messa in comunità, "voleva riacquistare libertà dopo il viaggio in Belgio, perché aveva conosciuto Saqib sui social. Shabbar temeva che lei finisse in un giro di prostituzione o droga".

Quando nel gennaio 2021 Abbas andò in Pakistan, a suo dire non minacciò nessuno, ma chiese informazioni ai genitori di Saqib per sapere se era veramente intenzionato a sposare Saman, sentendosi dire di no perché il ragazzo era già fidanzato con un’altra. Tutto questo per dimostarre che il padre sarebbe estraneo al delitto.