ROMA - "Il voto a distanza non è vietato ma è fortemente inopportuno, non abbiamo precedenti nel voto parlamentare. Nel 2020, in pieno lockdown, ci fu una discussione su questo ma non si arrivò a nulla. Ci sono problemi di privacy e tracciabilità, mi sembra una soluzione difficile", spiega il costituzionalista Alfonso Celotto. "Per votare serve un numero legale, è importante che ci siano 500 e rotti elettori, l’assenza quindi di 5-10 parlamentari non danneggia in alcun modo il voto. Il problema vero si porrebbe se scoppiasse un cluster in un partito. Se ci fosse un focolaio, con 200 parlamentari coinvolti, allora sì che si potrebbe squilibrare la rappresentanza politica, il pieno pluralismo. A quel punto sarebbe opportuno un rinvio del voto. C’è una soglia della reale rappresentatività che verrà valutata il 24 gennaio".