Il grido di Francesco in Iraq: tacciano le armi
Il grido di Francesco in Iraq: tacciano le armi
di Nina Fabrizio La scia di sangue non si è arrestata del tutto. Per quanto le autorità cerchino di dissimulare, l’Iraq è lo Stato dove solo il 27 gennaio 28 persone sono saltate in aria in pieno centro a Baghdad tramortite in un attacco suicida. Nell’ottobre 2019 un raid statunitense ha segnato la morte dell’autoproclamato Califfo al Baghdadi e con lui la fine del sedicente Stato islamico che nel ricco ’bottino’ ha incamerato migliaia di cristiani uccisi, decine di chiese distrutte e profanate, centinaia di abitazioni razziate, un popolo minoranza come gli yazidi ridotto allo stremo. Ecco perchè ieri, quando Francesco è sbarcato all’aeroporto...

di Nina Fabrizio

La scia di sangue non si è arrestata del tutto. Per quanto le autorità cerchino di dissimulare, l’Iraq è lo Stato dove solo il 27 gennaio 28 persone sono saltate in aria in pieno centro a Baghdad tramortite in un attacco suicida. Nell’ottobre 2019 un raid statunitense ha segnato la morte dell’autoproclamato Califfo al Baghdadi e con lui la fine del sedicente Stato islamico che nel ricco ’bottino’ ha incamerato migliaia di cristiani uccisi, decine di chiese distrutte e profanate, centinaia di abitazioni razziate, un popolo minoranza come gli yazidi ridotto allo stremo.

Ecco perchè ieri, quando Francesco è sbarcato all’aeroporto internazionale di Baghdad ricevendo una accoglienza calorosa a dispetto delle rigide misure di lockdown, a marcare l’eccezionalità di una visita che sfida pandemia e conflitto insieme, non è stata solo la mascherina bianca sul suo volto. "Vengo come penitente che chiede perdono per tante distruzioni e crudeltà", ha esordito Bergoglio incontrando le autorità governative. Nel suo primo discorso ufficiale ha condensato subito temi e obiettivi della storica visita, rivolgendo un appello vibrante limato in ogni parola: "Tacciano le armi! Se ne limiti la diffusione, qui e ovunque! Cessino gli interessi di parte, quegli interessi esterni che si disinteressano della popolazione locale. Si dia voce ai costruttori, agli artigiani della pace! Basta violenza, estremismo, fazioni, intolleranza!".

All’indirizzo del governo ha rivolto anche una denuncia contro la "corruzione" e quindi la richiesta di garantire "i diritti fondamentali di tutti i cittadini" perché "nessuno sia considerato cittadino di seconda classe". È un assist a tutti i cristiani del Medio Oriente, non solo iracheni, che anche in Egitto, in Siria, in Libano e in Terra santa, sono sempre più spinti verso l’emigrazione da una risorgente persecuzione che ha conosciuto momenti tragici come quello vissuto proprio alla Cattedrale di Baghdad (48 fedeli uccisi dal Daesh in un attacco terroristico il 31 ottobre 2010). Il solco, già tracciato da Benedetto XVI, è quello di promuovere una pacifica convivenza assicurata dall’osservanza dei diritti.

Del resto, è la stessa filosofia che ha portato alla formazione del nuovo Iraq con una Costituzione federale che almeno formalmente distribuisce in modo equo il potere tra sunniti, sciiti e curdi. Nei fatti non è così.

Proprio gli squilibri tra sunniti e sciiti hanno fatto scivolare il Paese in una tensione perenne acuita dall’esposizione alle mire delle vicine potenze regionali. L’Iran da un lato, nemico acerrimo di Israele; la Turchia giganteggiante di Erdogan da un altro; l’Arabia Saudita apparentemente silente e invece così generosa di opachi finanziamenti, da un altro ancora. Oggi Francesco, protetto da misure di sicurezza imponenti, renderà a Najaf una diplomatica ’visita di cortesia’ all’Ayatollah Alì al-Sistani, autorità sciita nella sfera d’influenza iraniana. L’ incontro in realtà è cruciale. Francesco porterà in dote il suo documento sulla ’Fratellanza umana’ firmato ad Abu Dhabi nel 2019 in un evento un po’ troppo sbilanciato a favore dei sunniti (con lui c’era l’imam di al-Azhar, l’egiziano Al Tayyeb). Avvicinare in questo disegno di fraternità anche gli sciiti, è invece l’obiettivo non troppo nascosto del ’pellegrino di pace’ Francesco.