"Sono ormai chiare a tutti le ragioni di questi 26 anni di persecuzione giudiziaria: chiediamo una commissione parlamentare perché deve essere fatta chiarezza", si sfoga il Cavaliere con i suoi quando scorrono i titoli di coda su Retequattro. Nicola Porro ha appena mandato in onda su Quarta Repubblica nuove rivelazioni sul giudice che ha firmato la sentenza di condanna per frode fiscale. E il protagonista della vicenda la mette così: "Fare luce non è un dovere nei miei confronti ma nei confronti degli elettori e anche dei tanti magistrati che eseguono correttamente il loro lavoro". Dopo aver terremotato per più di due decenni la politica, come uno spettro irrequieto che...

"Sono ormai chiare a tutti le ragioni di questi 26 anni di persecuzione giudiziaria: chiediamo una commissione parlamentare perché deve essere fatta chiarezza", si sfoga il Cavaliere con i suoi quando scorrono i titoli di coda su Retequattro. Nicola Porro ha appena mandato in onda su Quarta Repubblica nuove rivelazioni sul giudice che ha firmato la sentenza di condanna per frode fiscale. E il protagonista della vicenda la mette così: "Fare luce non è un dovere nei miei confronti ma nei confronti degli elettori e anche dei tanti magistrati che eseguono correttamente il loro lavoro". Dopo aver terremotato per più di due decenni la politica, come uno spettro irrequieto che non si lascia consegnare agli archivi della storia patria, il caso Berlusconi riemerge con potenzialità ancora esplosive.

A dar fuoco alla miccia stavolta sono le parole di troppo che Antonio Esposito, presidente del collegio di Cassazione che nel 2013 condannò l’ex premier, si sarebbe lasciato scappare di fronte a tre dipendenti dell’Hotel Villa Svizzera di Ischia – uno chef, un cameriere e un addetto al servizio termale – dove il magistrato è andato in vacanza più volte tra il 2007 e il 2010, ben prima cioè di sapere che un giorno avrebbe dovuto occuparsi del Cavaliere.

Parole che sono state raccolte dalla difesa del leader azzurro e consegnate alla Corte di Strasburgo: nelle registrazioni di queste testimonianze raccolte il 3 aprile del 2014 dall’avvocato Bruno Larosa e trasmesse ieri da Porro tutti e tre raccontano che Esposito – parlando con loro – avrebbe definito il Cavaliere "una chiavica". E uno dei tre, in particolare, aggiunge che il magistrato avrebbe pure detto: "A Berlusconi se mi capita l’occasione gli devo fare un mazzo così". Né finisce qui. Assieme ai nastri con queste dichiarazioni, nella trasmissione viene rilanciato il parere di verità chiesto dagli avvocati del capo di FI al britannico Keir Starmer, direttore della procura della Corona dal 2008 al 2013 ed oggi leader del partito Laburista: "C’è un rilevante materiale probatorio che è stato raccolto e presentato alla Corte da soggetti che hanno assistito alla profonda ostilità e parzialità del giudice Esposito nei confronti di Silvio Berlusconi... Ciò ha reso indubbiamente ingiusto l’esito dell’appello del ricorrente alla Suprema corte, considerato che, a causa della condotta del giudice Esposito, l’appello non era stato ascoltato da un tribunale indipendente ed imparziale".

Piove sul bagnato. Già una settimana fa infatti il Riformista aveva messo sul tavolo registrazioni del giudice Amedeo Franco – trasmesse anche da Quarta Repubblica – in cui il relatore del processo forniva al fondatore di Mediaset dettagli su quella causa, sostenendo tra l’altro che la sentenza fu preordinata e che a decidere la condanna fu un plotone di esecuzione e non una corte di giustizia.

La faccenda, insomma, sta diventando spinosa. Magari per quanto riguarda le sentenze di tribunali italiani le rivelazioni di questi giorni cambiano poco. Ma se si passa al peso politico il discorso cambia: il sospetto di una preconcetta ostilità di alcuni magistrati nei confronti dell’imputato Belrusconi è da sempre un cavallo di battaglia dell’intera destra e soprattutto di Forza Italia e il fatto che sembri trovare anche solo parziali conferme non può che incidere sull’agone politico. E forse non solo su quello: a Strasburgo c’è un verdetto da scrivere.