ALESSANDRO
Cronaca

Il giornalista-scrittore "I documenti segreti? Vanno cercati all’estero"

Fasanella: chi sa resterà in silenzio, l’unica verità possibile è quella storica

Il giornalista-scrittore  "I documenti segreti?  Vanno cercati all’estero"
Il giornalista-scrittore "I documenti segreti? Vanno cercati all’estero"

di Alessandro

Farruggia

Giovanni Fasanella, giornalista e saggista autore con il giudice Rosario Priore di “Intrigo Internazionale“, la convince la tesi del presidente Amato?

"La pista francese non è certo una novità, è una tesi suffragata da molti indizi e al centro dell’indagine de giudice Rosario Priore, che ipotizzava uno scenario di guerra area con Gheddafi come obiettivo. Gli elementi più interessanti dell’intervista però sono due. Il primo è che Amato non parla solo di francesi ma di azione concertata in un contesto Nato. Quindi di Francia, Stati Uniti e altri paesi atlantici. Priore del resto accennò alla possibilità che quella sera fosse in volo anche un aereo radar britannico che faceva da “occhio“ per i caccia francesi. Amato delinea uno scenario sostanzialmente non dissimile da quello per il delitto Moro, con un direttorio atlantico costituito da alcuni paesi occidentali che effettuavano operazioni coperte, clandestine e illegali anche contro L’Italia. La seconda novità è che Amato dice chiaramente che i vertici militari negarono ogni responsabilità, perché erano vincolati ad un segreto Nato. Dice cioè che i nostri apparati dipendono anche da catene di comando esterne. Il che significa che chi sapeva non poteva dirlo ai politici e tantomeno ai magistrati".

La Francia, ovviamente, sostiene che ha già detto tutto.

"Non potevamo attenderci nulla di diverso. Non mi aspetto che Macron si scusi perché Amato glielo chiede. È in linea con la posizione tenuta dai governi francesi negli ultimi decenni".

È credibile che Craxi possa aver avvertito Gheddafi?

"È credibile che siano stati gli italiani. Non so che sia stato Craxi, seppure filoarabo. Piuttosto guarderei ai servizi italiani, come sostenne il presidente Cossiga. Di questo peraltro era convinto anche il giudice Priore".

Ma perché Amato parla solo adesso? Cossiga denunciò la pista francese nel 2008...

"Non lo sappiamo perché. Probabilmente Amato parla perché certe cose sono talmente evidenti che per la generazione politica-istituzionale di cui fa parte è diventato impossibile tacere".

Avremo mai la verità su Ustica?

"Non credo nella possibilità che la magistratura possa andare molto oltre, e per la semplice ragione che non si tratta di colpire esecutori materiali, ma governi. Chi sa, non collaborerà mai. C’è invece la possibilità di raggiungere una verità storica. Negli archivi internazionali c’è una documentazione desecretata che consentirebbe di ricostruire almeno il contesto. Meloni dice che in Italia non ci sono documenti segreti? Non lo so. In Italia non mi pare ci sia granché. Ma le consiglio di mandare team di archivisti in Francia, Inghilterra e negli Stati Uniti. Se si facesse una operazione di questo genere, potremmo avere qualche squarcio di verità".