di Viviana Ponchia È il giorno in cui un orlo marca la differenza. Qualcuno nota che il cappotto di Trump è troppo lungo e fa burino, ma quanto a stile rimedia sua moglie. E per il resto, tra chi viene e chi va, il gioco delle coppie è perfetto. Joe e Jill, Kamala e il primo second gentleman Doug, gli Obama che continuano a fare faville anche grazie alla cintura gioiello di Michelle. L’America, archiviata la parentesi barbarica degli sciamani a torso nudo, riparte da qui. E celebra con sollievo l’ingresso in scena di mariti e mogli che non sembrano prediligere camere...

di Viviana Ponchia

È il giorno in cui un orlo marca la differenza. Qualcuno nota che il cappotto di Trump è troppo lungo e fa burino, ma quanto a stile rimedia sua moglie. E per il resto, tra chi viene e chi va, il gioco delle coppie è perfetto. Joe e Jill, Kamala e il primo second gentleman Doug, gli Obama che continuano a fare faville anche grazie alla cintura gioiello di Michelle.

L’America, archiviata la parentesi barbarica degli sciamani a torso nudo, riparte da qui. E celebra con sollievo l’ingresso in scena di mariti e mogli che non sembrano prediligere camere separate, la retorica consolante delle vere storie d’amore. Gli abiti, per antica consuetudine americana, vanno analizzati e decifrati in quanto portatori di significati nascosti. A cominciare dal colore, praticamente un proclama. Non a caso la vice presidente sceglie il viola, unione del rosso democratico e del blu repubblicano (signori, il bipartitismo è servito). Mentre la first lady si appoggia al celeste infermiera e finisce nel rassicurante monocromatismo della regina Elisabetta, guanti compresi. L’agenda stilistica è messa nero su bianco come tutto il resto e il lavoro sporco tocca alle donne, i coniugi al limite possono sbagliare taglia o cravatta. L’abito e il cappotto di Kamala Harris, con cui per scaramanzia non la farebbero entrare alla prima della Scala, portano la firma dell’afroamericano Christopher John Rogers, molto lanciato a livello politico. Jill Biden sceglie un capo Markarian di Alexandra O’Neil , che realizza le sue creazioni su misura per evitare gli sprechi. Più chiaro di cosi. Osa sfumature viola tendenti al bordeaux anche la Obama, il tutto reso più pop da una notevole cintura dorata. Viola sono il completo pantaloni di Hillary Clinton e la sciarpa della senatrice Elisabeth Warren, e l’unione trionfa. Nel frattempo è Melania Trump a prendersi almeno l’applauso delle fashion addicted. Il suo addio funereo con tacchi a spillo e borsa di coccodrillo da 70mila dollari resterà nella storia quasi come lo chanel rosa di Jacqueline Kennedy. Vestiti di nero che non sbagli.

E lei, con il fiuto da modella, sceglie la classica petite robe noire di Coco, una giacchina in tweed che viene via a 5mila euro, sopra l’abito a matita di Dolce & Gabbana. Gli ultimi passi fuori dalla Casa Bianca li compie issandosi su strepitose decolleté di Louboutin che di listino viaggiano sugli 800 dollari mentre le batte sul fianco la Birkin di Hermes del valore di un monolocale: chi può permettersela resta in lista d’attesa minimo 5 anni. È la sua idea di low profile mentre stringe la mano del marito e sembra finalmente contenta. Alla base militare di Andrews Laura Branigan canta Gloria. In Florida c’è il sole e il nero miliardario viene presto archiviato. Melania si è cambiata durante il volo in elicottero e quando scende indossa un abitino multicolor, molto più adatto al clima di Mar-a-Lago.