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20 lug 2022
20 lug 2022

Il gelo del centrodestra Draghi non placa Salvini E ora il Cav vuole le urne

Incontro molto teso a palazzo Chigi con la delegazione di Lega e Forza Italia. Già la visita di Letta al premier aveva creato irritazione: "Ci snobba"

20 lug 2022
Un’immagine del vertice del centrodestra con Tajani, Berlusconi, Marta Fascina
Un’immagine del vertice del centrodestra con Tajani, Berlusconi, Marta Fascina
Un’immagine del vertice del centrodestra con Tajani, Berlusconi, Marta Fascina
Un’immagine del vertice del centrodestra con Tajani, Berlusconi, Marta Fascina
Un’immagine del vertice del centrodestra con Tajani, Berlusconi, Marta Fascina
Un’immagine del vertice del centrodestra con Tajani, Berlusconi, Marta Fascina

di Ettore Maria Colombo

ROMA

Il centrodestra di governo è molto determinato sulla linea del sì al "Draghi bis" senza i 5 stelle, altrimenti si va dritti al voto. E stavolta anche Berlusconi, un po’ per convinzione, un po’ perché si è fatto trascinare dagli alleati, si sarebbe deciso per le elezioni subito se l’M5s resta nel governo. Questa linea unitaria è stata illustrata al premier al vertice a Palazzo Chigi. Lega, Fi e Udc-Nci avrebbero posto molti paletti: siamo pronti a rinnovare la fiducia al governo in carica ma senza i grillini e con un’apertura su alcuni punti programmatici imprescindibili. La Lega, in particolare, chiede un netto cambio di rotta. L’incontro comunque non è andato bene, almeno nel racconto di quelli del centrodestra che vi hanno partecipato. Draghi avrebbe ascoltato le richieste, senza però fornire assicurazioni di sorta. Il clima è stato descritto prossimo al gelido, anche se ovviamente i contatti andranno avanti fino a stamani.

La giornata, che in realtà non era iniziata bene per la visita a Draghi fatta da Letta, era stata "sbloccata" poi da una telefonata tra il Cavaliere e Draghi stesso, che aveva dato il via libera all’incontro con la delegazione del centrodestra.

"Buonasera presidente, ok per l’incontro, adesso arrivano i nostri a Palazzo Chigi", sarebbero state le poche parole pronunciate da Silvio Berlusconi davanti agli alleati. L’uomo, d’altra parte, è fatto così: lo devi blandire, cercare, coccolare. Raccontano, però, che soprattutto la Lega, ma anche un buon pezzo di Fi, l’ala dura e pura (Ronzulli, Ghedini) siano ancora per il voto. Molto più malleabili, e pronti a sostenere Draghi, i centristi (Udc di Cesa, Lupi, Toti, Brugnaro, etc) e ovviamente le ‘colombe’ azzurre (Gianni Letta).

Si dice pure che il Cavaliere sia rimasto davanti a tutti mentre parlava con il premier, cioè senza appartarsi, evitando ogni privacy: poche parole. Presenti, a ‘casa’ del premier, il leader della Lega, Matteo Salvini, il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani e i leader di Noi con l’Italia e Udc, Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa che poi rientrano a Villa Grande per riferire al Cavaliere. Invece, a villa Grande, ‘casa’ del Cav, in attesa del loro rientro, restano Berlusconi, i capigruppo e i vertici di Fi. Esclusi i ministri azzurri (Brunetta, Gelmini, Carfagna): si sa come la pensano e soprattutto il Cav non li vuole vedere. La Lega ha alzato il tiro per tutto il giorno. Alcune richieste sono irricevibili, per Draghi (rimozione di Speranza e Lamorgese, pace fiscale e rottamazione delle cartelle esattoriali, etc etc) e altre, invece, ricevibili (riduzione delle tasse, ridimensionamento del reddito di cittadinanza).

Ma se il target vero di Lega e Fi è solo quello di far contare il proprio peso dentro il governo, è un conto. Come pure se la richiesta è – più volte ribadita – di "tenere i 5 Stelle, inaffidabili, fuori dalla coalizione e fuori dal governo". Le elezioni anticipate non sono mai citate, ma la Lega è pronta a votare una legge di Bilancio "tabellare", mettendo in sicurezza i conti dello Stato, ma proprio in cambio di urne anticipate a ottobre. Solo oggi alle Camere si saprà il suo vero prezzo.

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