Pierfrancesco De Robertis Paesi e comuni con un sindaco come tutti gli altri, che fa le gare per aggiudicare gli appalti, non organizza matrimoni di convenienza, non stampa moneta alternativa a quella legale, non campa su sovvenzionamenti pubblici ottenuti dai governi amici grazie alla sua sovraesposizione mediatica. Tutte cose che oltre a essere state riconosciute dalla sentenza di primo grado...

Pierfrancesco

De Robertis

Paesi e comuni con un sindaco come tutti gli altri, che fa le gare per aggiudicare gli appalti, non organizza matrimoni di convenienza, non stampa moneta alternativa a quella legale, non campa su sovvenzionamenti pubblici ottenuti dai governi amici grazie alla sua sovraesposizione mediatica. Tutte cose che oltre a essere state riconosciute dalla sentenza di primo grado emessa ieri è lo stesso Lucano a raccontare in più occasioni, a volte vantandosene con alcuni conoscenti ("sono un fuorilegge, proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge", spiega in un’intercettazione), altre raccontanto agli immigrati come ci si comporta a Riace ("mi ha chiamato questo Giosi, poverino, mi ha detto ti voglio votare però mi devi trovare una fidanzata") per individuare una moglie (falsa) e ottenere la cittadinanza.

Una sentenza che colpisce al cuore la sinistra perché ne mette a nudo la protervia intellettuale e la narrazione sul tema forse più sensibile della ditta, l’immigrazione. L’alzata di scudi con cui il Pd, De Magistris e gli altri hanno attaccato la sentenza di Locri fa impallidire (addirittura si è detto che "così cresce la sfiducia nella magistratura") e rimanda alla memoria il solito strabismo dei due pesi e delle due misure. Carola Rachete che aveva speronato davanti a tutti una motovedetta era una missionaria, Lucano che come lui stesso ha ammesso mette in circolo moneta falsa e organizza finti matrimoni è un santo mentre Matteo Salvini che adotta decisioni approvate da tutto il cdm e attuate da schiere di prefetti e di questori è un pericoloso delinquente. La vicenda Riace, al di là degli aspetti processuali, mostra inoltre che non basta la buona volontà di concedere una carta di identità a chi non ne ha diritto, non basta impiegare immigrati in lavori inutili pagati dalla collettività solo per farli lavorare, ma per affrontare l’emergenza immigrazione serve un controllo vero degli ingressi e una politica dell’accoglienza sostenibile.