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29 lug 2022
29 lug 2022

Il fronte europeo Gas e industria Le armi dello zar

L’azione del Cremlino è anche fuori dalla politica. In Germania ha sempre retto l’asse con Schröder

29 lug 2022

Roberto

Giardina

Nei giorni scorsi si sono perse le tracce di Gerhard Schröder, finché un reporter della Tv RTL l’ha incontrato, forse per caso, domenica a Mosca. "Sono qui per una breve vacanza", ha spiegato l´ex Cancelliere. Ma la moglie Soyeun ha ammesso: "È lì per parlare del gas". Martedì è tornato in Germania.

I colloqui con Gerhard sono utili, ha dichiarato un portavoce al Cremlino. Putin ha sempre avuto rapporti con i politici a Berlino, amici o non nemici. Con Schröder si danno del tu. Alla vigilia delle ultime elezioni tedesche, l’estate scorsa, si temeva che Mosca potesse influire sul voto. È avvenuto in Francia per indebolire Macron? E Putin ha favorito a suo tempo Donald Trump? Era improbabile. L’elettorato in Germania è meno influenzabile. Il socialdemocratico Olaf Scholz non ha vinto in settembre per un’incollatura grazie alle manipolazioni del Cremlino. Ma oggi è in difficoltà, sotto accusa, per i rapporti del passato, consigliato da Schröder. Il presidente della Repubblica, sempre socialdemocratico, ha chiesto scusa a Zelensky: "Ci siamo sbagliati".

Berlino è la centrale dello spionaggio russo nell´Unione Europea, ma gli agenti non trafugano documenti top secret nei ministeri, cercano di controllare le grandi industrie, di influenzare le scelte economiche, a Monaco o Stoccarda, e quelle finanziarie a Francoforte. E il governo è sensibile a sua volta alle pressioni degli industriali. La Germania si è resa dipendente dal gas russo, al 65 per cento, più di ogni altro paese occidentale. Colpa della Merkel? "Avevo proposto alternative agli industriali, ma nessuno le ha accolte", si difende. Nessuno voleva credere che Putin fosse un pericolo. Frau Angela ha sempre sostenuto che fosse necessario parlare con lo Zar, anche se non lo amava, litigando con Obama. È stato Schröder a volere il Nord Stream 2, il gasdotto del Baltico, per avere un’alternativa alle pipeline che passano da Polonia e Ucraina, terminato nel luglio del 2021, costato dieci miliardi di euro, non è mai entrato in funzione.

Giusto o sbagliato, ma lui è stato assunto nel consiglio di sorveglianza della Rosneft, il colosso energetico russo, a un milione di dollari all’anno (in marzo si è dimesso). Il partito socialdemocratico ha guardato sempre a est, come la Linke, il partito dell’estrema sinistra, che giustificò anche l’annessione della Crimea nel 2014. Nato dopo la riunificazione come erede della Sed, il partito comunista della Germania Est, è al governo insieme con socialdemocratici e verdi a Berlino, città Stato. Tra nostalgia, vecchi rapporti e nuovi interessi, un intreccio complicato. La Germania oggi è la meno risoluta nell’aiutare l’Ucraina, e la più attiva dietro le quinte per giungere a una tregua.

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