L’ex stella della NFL Aaron Hernandez (protagonista della serie Netflix ’Nella mente di un killer’), che si è ucciso nel 2016 mentre scontava una condanna all’ergastolo per omicidio (dopo aver firmato un controatto da 40 milioni), soffriva di degenerazione cerebrale, secondo gli esami sul suo cervello che sono stati resi noti dall’avvocato della famiglia. Il centro d’encefalopatia traumatica cronica dell’Università di Boston, che aveva preso in carico il caso, ha confermato la diagnosi dopo due esami approfonditi. Hernandez soffriva di ETC di grado 3 su una scala di 4: questi traumi cerebrali sono stati causati dai colpi, ripetuti e violenti, che subiscono abitualmente i giocatori di football americano. Questa malattia, inoltre, è associata a depressione e comportamenti imprevedibili, spesso violenti, nonché a numerosi suicidi. Non è un caso, dunque, che Hernandez si sia impiccato nella sua cella del Massachusetts, dove scontava un ergastolo per omicidio di primo grado di un conoscente. L’ex tigh end dei Patriots era stato premiato nel 2013 come Inspiration to Youth Award by Pop Warner e nel 2009 vinse il titolo NCAA con i Florida Gators.