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1 mag 2022

Il dramma delle donne stuprate "Dateci la pillola del giorno dopo"

Le ong si organizzano per evitare gravidanze traumatiche. Aumentano le denunce contro i soldati russi

1 mag 2022
La disperazione degli abitanti di Zaporizhzhia, città assediata dai russi, che si affollanno per ricevere gli aiuti alimentari
La disperazione degli abitanti di Zaporizhzhia, città assediata dai russi, che si affollanno per ricevere gli aiuti alimentari
La disperazione degli abitanti di Zaporizhzhia, città assediata dai russi, che si affollanno per ricevere gli aiuti alimentari
La disperazione degli abitanti di Zaporizhzhia, città assediata dai russi, che si affollanno per ricevere gli aiuti alimentari
La disperazione degli abitanti di Zaporizhzhia, città assediata dai russi, che si affollanno per ricevere gli aiuti alimentari
La disperazione degli abitanti di Zaporizhzhia, città assediata dai russi, che si affollanno per ricevere gli aiuti alimentari

L’orrore della guerra è gravido anche di stupri. Che convincono le organizzazioni umanitarie, impegnate nel soccorso della popolazione civile ucraina, a correre ai ripari. Il prima possibile. Mentre proseguono gli scontri nel Paese, la Bbc scrive che diversi enti di beneficenza starebbero lavorando "per consegnare pillole contraccettive d’emergenza agli ospedali in seguito alle crescenti segnalazioni di violenze sessualii". In prima linea c’è la International planned parenthood federation (Ippf) che ha fornito 3.000 confezioni di questo farmaco, inviandole nelle aree dell’Ucraina più colpite dall’invasione russa. "Se sei stata vittima di violenza di genere è importante che tu possa prenderle il prima possibile, perché essere incinta a seguito di uno stupro è incredibilmente traumatico", ha detto un membro dell’organizzazione, Caroline Hickson. L’Ippf ha anche inviato pillole per l’aborto farmacologico che possono essere usate fino alla 24ma settimana di gravidanza.

Nel frattempo nel villaggio simbolo delle atrocità compiute da Mosca, Bucha, si tenta di tornare in qualche modo alla normalità. Ieri era giorno di mercato. In un parcheggio accanto al centro commerciale le bancarelle vendono carne, uova, pesce, verdure. È la normalità che va orgogliosamente in scena, sui social che rimbalzano subito in tutto il mondo. E pazienza se nelle case manca ancora la luce, se non c’è il frigo per tenere quel cibo: la cittadina ha l’esigenza di andare avanti. Di mostrare a tutti, in primis a se stessa, che sta andando avanti. A un mese esatto dalla liberazione – quel 31 marzo destinato a finire nei libri di storia – a Bucha i segni dell’occupazione e della morte sono meno visibili. Come emerge dall’account ufficiale della municipalità, le carcasse di mezzi militari russi sono state rimosse dalle strade, e il cemento ha rattoppato le buche scavate dai colpi d’artiglieria. Tutto avviene sotto gli occhi del mondo nelle piazze virtuali dei social.

Il sindaco Anatolii Fedoruk posta le immagini mentre si fa riprendere in giro per la città controllando i lavori per riparare gli edifici e le infrastrutture. La priorità – spiega – sono le scuole, gli ospedali e gli asili nido. Tra i primi passi c’è la sostituzione delle finestre frantumate dalle esplosioni. Nella scuola, che era stata occupata dai russi, i volontari ieri hanno lavorato per tutto il giorno; hanno portato via calcinacci e oggetti rotti, mentre gli operai stendevano pellicole al posto dei vetri. Nelle ultime ore è spuntato anche un ponte provvisorio di legno sul fiume Irpin, nell’area di Gostomel: collega Bucha a Kiev e darà modo all’economia di ripartire. La farmacia ha riaperto, così come l’ufficio postale e il negozio di alimentari. Dal forno esce pane per tutti.

In settimana è tornato in stampa anche il Bucha News, il quotidiano locale. Nel primo numero dopo la pausa forzata ha descritto la sopravvivenza e la ricostruzione. Su Facebook la testata pubblica immagini di signore di mezza età che leggono il giornale su una panchina del parco. È un’altra dimostrazione di normalità, e nella stretta inquadratura di una foto riesce a sembrare quasi reale. A spezzare questa normalità ostentata è la lista dell’obitorio che continua a comparire su siti e bacheche, dove scorrono i corpi non reclamati a cui si cerca di trovare i parenti così da fare i funerali, tutti a spese del Comune. Ne sono rimasti una trentina.

red. est.

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