Alec Baldwin imita l’ex presidente Donald Trump, 75 anni, al ’Saturday night live’
Alec Baldwin imita l’ex presidente Donald Trump, 75 anni, al ’Saturday night live’
di Cesare De Carlo La realtà spesso è più impietosa della finzione, sentenziò una volta Stephen King. E la tragedia di ieri nel deserto del New Mexico ne è una conferma. È impietosa, anzi assurda, anzi inammissibile la ’sparatoria’ del finto cowboy Alec Baldwin. E impietosa, anzi paradossale, anzi incomprensibile rischia di essere la ricaduta politica. Già anche la politica. E qualcuno si chiederà giustamente che cosa c’entri. Non ha nulla di politico il film Rust, diretto dal regista Joel Souza, ferito ma vivo, mentre la povera Halyna Hutchins, addetta alla fotografia, una ucraina che viveva il suo California Dream, si abbatteva fulminata. "Astro nascente del cinema", come la descriveva American Cinematographer, associazione culturale e professionale statunitense. Rust è un...

di Cesare De Carlo

La realtà spesso è più impietosa della finzione, sentenziò una volta Stephen King. E la tragedia di ieri nel deserto del New Mexico ne è una conferma. È impietosa, anzi assurda, anzi inammissibile la ’sparatoria’ del finto cowboy Alec Baldwin. E impietosa, anzi paradossale, anzi incomprensibile rischia di essere la ricaduta politica.

Già anche la politica. E qualcuno si chiederà giustamente che cosa c’entri. Non ha nulla di politico il film Rust, diretto dal regista Joel Souza, ferito ma vivo, mentre la povera Halyna Hutchins, addetta alla fotografia, una ucraina che viveva il suo California Dream, si abbatteva fulminata. "Astro nascente del cinema", come la descriveva American Cinematographer, associazione culturale e professionale statunitense. Rust è un western, uno dei pochi in produzione. E racconta le prepotenze di un rancher dal grilletto facile, un cattivo, interpretato appunto dal 63enne attore. Costituisce l’ennesimo tentativo di demistificazione della cosiddetta epopea del West in nome della Cancel Culture e del senso di colpa alimentato dai torti storici subiti dai nativi americani. E allora perché la possibile, ipotizzabile ricaduta politica? Perché Alec Baldwin non è uno qualsiasi. Della Hollywood radical chic, che guarda solo a sinistra, è l’attore politicamente più impegnato. Molto più di George Clooney, che da tempo l’ha abbandonata per rifugiarsi sul Lago di Como e che invano Barack Obama aveva cercato di convincere a candidarsi.

Accadde nell’estate 2019. L’ex presidente lo andò a trovare. Non era convinto che Joe Biden potesse davvero conquistare la Casa Bianca e tanto meno delle sue doti di leadership. Lo aveva avuto come vice per otto anni. Di pandemia ancora non si parlava e lo stato dell’economia faceva prevedere un secondo mandato di Donald Trump. Andò come andò. In campagna elettorale fu Alec Baldwin a guidare la crociata hollywoodiana in favore del candidato democratico. Non perché ne fosse entusiasta, ma in odio al presidente repubblicano. Per quattro anni ne fece la parodia nello show notturno della Nbc ’Saturday night live’. E non ci sono dubbi che le sue imitazioni lasciarono il segno.

L’attore è certamente uno dei più popolari. E non solo per la sua versatilità. Ma anche e soprattutto per la sua vita tanto privilegiata quanto sregolata, per il suo carattere incostante e aggressivo, per gli scatti umorali e per le grane con la giustizia. Arrestato un paio di volte. Una volta perché andava contromano. Un’altra per un parcheggio. Un’altra per una lite in aereo. E poi crisi depressive con assunzione di psicofarmaci.

Fu proprio per il suo carattere collerico che la prima moglie, un’altra celebrità hollywoodiana, Kim Basinger, lo lasciò. Si erano sposati nel 1993. Avevano avuto una figlia. Non ne potevo più, avrebbe detto lei al giudice del divorzio. Ottenne la custodia esclusiva della bambina. Era il 2002. Per una decina d’anni Alec Baldwin ha avuto come compagne una raffica di attrici, bellissime e notissime: da Lori Loughlin a Tatum O’Neil, a Kristin Davis, a Jennifer Love Hewitt, a Lori Singer, a Holly Gagnier, a Janine Turner. Susan Sarandon lo definiva un "fucking brillant guy". Grande considerazione per l’attore 63enne, con quel ’maledettamente’ in più che lascia perplessi. E cercò di convincerlo a correre per la presidenza. Per i democratici ovviamente. Del resto già una volta un attore di Hollywood era diventato presidente. E da presidente si rivelò più bravo che da attore.

Non era un’attrice la seconda moglie di Alec. Insegnava ginnastica. Gli diede sei figli e soprattutto gli ridiede fiducia in se stesso. Ora l’incidente. Sarà lo sceriffo della Contea di Santa Fe a ricostruirne le circostanze. Il divo di Hollywood collabora con la giustizia. Inevitabile il riferimento politico appunto nel momento in cui gli americani dimostrano di essersi pentiti della scelta fatta un anno fa. Due su tre – nei sondaggi – disapprovano l’operato del tremebondo Biden.