Paolo Giacomin era una volta Maastricht. Il principe dei parametri stabiliva che il deficit di un Paese dell’Unione europea non poteva superare il 3 per cento del Prodotto interno lordo. Guai a Per chi sforava: gogna pubblica, aria di tagli ai rating sovrani, spread e listini sull’ottovolante. La linea della palma divideva i virtuosi del Nord dalle cicale del club Med. Parlare di eurobond,...

Paolo

Giacomin

era una volta Maastricht. Il principe dei parametri stabiliva che il deficit di un Paese dell’Unione europea non poteva superare il 3 per cento del Prodotto interno lordo. Guai a Per chi sforava: gogna pubblica, aria di tagli ai rating sovrani, spread e listini sull’ottovolante. La linea della palma divideva i virtuosi del Nord dalle cicale del club Med. Parlare di eurobond, di debito in comune tra Paesi che condividevano già valuta e politica monetaria, era come voler imporre l’olio di oliva al posto di burro e margarina.

Poi è arrivato il Covid. L’italia ha approvato scostamenti di bilancio per svariati miliardi. Di ritorno nelle maglie strette del rigore se ne parlerà, forse, tra qualche anno. In Italia come in Germania o in Francia. Di eurobond se ne parla eccome. Bruxelles ha varato un piano di intervento pubblico in economia come non si vedeva dai tempi del piano Marshall Next Generation Ue, Recovery Plan, Piano di ripresa e resilenza sono tutte formule per dire una sola cosa, ben espressa dal presidente del consiglio italiano, Mario Draghi: è il momento di dare, non di prendere.

E poi? Torneremo ai bei tempi dei duelli dietro le cattedrali per questioni di zero virgola? Di sovranisti contro europeisti? L’Unione europea, se non annegherà nel naufragio politico dei vaccini, ha l’occasione di riscrivere se stessa. . O quella Carta fondamentale che non ha e che fa la differenza tra cosa è Stato e cosa non lo è: una Costituzione. Missione già tentata e fallita. Costruita onda su onda, l’Ue può darsi una chanche. A tre condizioni. La prima è dimostrare di essere in grado di trasformare il debito buono in benessere e non in sprechi. La seconda è provare a spendere il debito buono per creare profitti buoni per tutti approfittando della moda del momento: sostenibilità sociale e tutela dell’ambiente. La terza condizione è la volontà di realizzare le prime due, cavalcare l’onda e resistere alla risacca. “Whatever it takes”, a qualunque costo.