Il covo di Messina Denaro. La strada cambia nome. Ricorderà la data dell’arresto

La via ribattezzata "16 gennaio 2023", giorno della resa del capo mafia. Il sindaco di Campobello di Mazara: "Carteggio già inviato in Prefettura".

Il covo di Messina Denaro. La strada cambia nome. Ricorderà la data dell’arresto

Il covo di Messina Denaro. La strada cambia nome. Ricorderà la data dell’arresto

A volte i grandi cambiamenti nascono dalle piccole cose. Una di queste scaturisce dall’idea avuta dal sindaco di Campobello di Mazara, il paesino che un tempo sicuro "buen retiro" del boss Matteo Messina Denaro, per trenta anni primula rossa della mafia.

Il vicolo San Vito, nel quale si trovava l’ultimo covo del padrino superlatitante, cambierà denominazione e si chiamerà "via 16 gennaio 2023". Data a caso, ma quella in cui le forze dell’ordine sono riuscite a mettere fine alla contumacia del boss di Castelvetrano. "Oggi qui stiamo ricordando una data storica per il nostro territorio – ha detto il sindaco Giuseppe Castiglione –, non possiamo dimenticarla". La pratica per il cambio di nome è stata già inviato alla prefettura di Trapani che, se accetterà di archiviare la vecchia denominazione, contribuirà a ricordare, il "d-day" in cui il capoclan – considerato da molti l’erede di Totò Riina, di cui era stato prima discepolo e poi complice – è finito al 41 bis dopo una clandestinità trascorsa sotto gli occhi della gente del posto e con la complicità di molti di loro.

Aiuterà, forse, anche a ribadire che è stato proprio grazie all’omertà di molti che il padrino ha potuto continuare a dettare legge e a trascorrere anni di dorata latitanza in Sicilia e in giro per il mondo. È trascorso un anno dalla cattura del boss mandante delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in una delle cliniche private più note di Palermo, "La Maddalena", poco prima di sottoporsi all’ennesima seduta di chemioterapia per un cancro al colon, il tumore che lo porterà alla tomba il 25 settembre.

Montone griffato, cappellino di lana in testa e al polso un orologio "Franck Muller" da 35mila euro, Messina Denaro sembrò sorpreso, quasi spaventato. "Sapete chi sono", disse al militare del Ros che l’aveva bloccato e gli chiedeva le generalità. Non mancarono dietrologie e retroscena che raccontavano di un capomafia malato che aveva scelto la resa e si era consegnato o, addirittura, di un mafioso ormai considerato bruciato dalla nuova nomenklatura di Cosa Nostra. Invece si capì, qualche settimana dopo, che a mettere gli inquirenti sulle sue tracce era stata un’avventata telefonata della sorella Rosaria che aveva rivelato la sua malattia. Subito dopo la macchina investigativa si era messa in modo, con uno screening dei malati di tumore di tutta la Sicilia. Fino ad arrivare alla cartella giusta. Fa paura anche da morto, Messina Denaro? Gli inquirenti dicono di no e continuano la caccia alla rete di insospettabili complici, ma al processo di poche ore fa contro la sorella Rosaria non si è registrata alcuna costituzione di parte civile, né da parte di enti locali né di associazioni. Forse occorrerà qualcosa più del cambio del nome a un vicolo.