Il murale della street artist Laika contro «l’epidemia di ignoranza», apparso un anno fa a Roma
Il murale della street artist Laika contro «l’epidemia di ignoranza», apparso un anno fa a Roma
Più di un anno fa la pandemia ha atterrito gli italiani. Spaventati, attoniti, spesso increduli, la prima reazione è stata cercare di capire cosa fosse il Covid19, cosa fare, perché era successo. Una ‘febbre’ che ha travolto il Paese: oltre 50 milioni di italiani, il 99,4% degli adulti, si sono messi a cercare informazioni ovunque tra tv, radio e stampa (in 38 milioni sui media tradizionali in grado di garantire più autorevolezza), ma anche su Internet. Spesso, però, incappando in un mare di bufale: ben 29 milioni di italiani durante l’emergenza sanitaria hanno letto notizie, sul...

Più di un anno fa la pandemia ha atterrito gli italiani. Spaventati, attoniti, spesso increduli, la prima reazione è stata cercare di capire cosa fosse il Covid19, cosa fare, perché era successo. Una ‘febbre’ che ha travolto il Paese: oltre 50 milioni di italiani, il 99,4% degli adulti, si sono messi a cercare informazioni ovunque tra tv, radio e stampa (in 38 milioni sui media tradizionali in grado di garantire più autorevolezza), ma anche su Internet. Spesso, però, incappando in un mare di bufale: ben 29 milioni di italiani durante l’emergenza sanitaria hanno letto notizie, sul web e sui social, che si sono rivelate false o sbagliate. Eppure, della ‘favola’ del virus fuggito dai laboratori sono convinti ancora oggi 19,4 milioni di italiani e di una correlazione col 5G in 2,3 milioni.

A raccontare il Paese alle prese con l’informazione durante il Covid è il primo Rapporto Ital Communications-Censis, "Disinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione" che, in Italia, sono ben 4.389. "La scelta che è stata fatta durante la pandemia – racconta il presidente del Censis, Giuseppe De Rita – è stata di privilegiare la comunicazione sull’informazione e dal vertice, piuttosto che distribuita, creando una forte carica emotiva". "Ha preso piede una pericolosa ‘infodemia’ comunicativa – aggiunge il fondatore di Ital Communications, Attilio Lombardi – cioè una circolazione eccessiva di informazioni, spesso non vagliate, che ha reso difficile orientarsi tra fonti attendibili e non, dando spazio alle fake news".

Il risultato è che una comunicazione frammentata sul virus ha veicolato paura per il 65% degli italiani, è stata confusa (49,7%), ansiogena (39,5%), eccessiva (34,7%) e solo per il 13,9% equilibrata. Per i giovani, poi, è stata una comunicazione "sbagliata" per il 14,1% tra i 18-34enni, e "pessima" per il 14,6% dei millennials. Non solo media tradizionali, però, hanno cercato gli italiani, ma di tutto, dai siti Internet di fonti ufficiali, primi tra tutti Protezione civile e Istituto Superiore della Sanità, cui si sono rivolti 26 milioni di italiani, mentre circa 15 milioni hanno consultato i social network.

"Il ruolo delle piattaforme social e il proliferare delle fake news, ancor più con l’emergenza pandemica – incalza il sottosegretario all’editoria, Giuseppe Moles (Forza Italia) –, pone una serie di questioni giuridiche, tecnologiche e sociali", oltre che "rischi per tutte le democrazie". Un passo in avanti in Italia "si è fatto già con il nuovo tipo di comunicazione attuata dal governo Draghi. Siamo passati – continua Moles – dalle conferenze stampa via social a un’informazione più chiara e concreta. Come dipartimento per l’Editoria lavoriamo, insieme alla presidenza del Consiglio, a campagne di comunicazione istituzionali su vaccinazioni e riaperture". Perché solo una informazione chiara e completa sconfigge, oltre che il virus, la paura.

Ettore Maria Colombo