Americani, russi e cinesi: sono loro i big spender, i turisti facoltosi, di cui l’estate italiana sarà orfana, perché la parziale riapertura delle frontiere extraeuropee ha escluso tanti Paesi, tra cui Russia e Stati Uniti, ancora alle prese con picchi di contagio da Coronavirus. Inoltre sono state poste delle limitazioni ai collegamenti con la Cina. Con i voli ancora a terra da Mosca e dalle città del Nord America e quelli da Shanghai e Pechino, che viaggiano con il contagocce, resteranno lontani dall’Italia i turisti che...

Americani, russi e cinesi: sono loro i big spender, i turisti facoltosi, di cui l’estate italiana sarà orfana, perché la parziale riapertura delle frontiere extraeuropee ha escluso tanti Paesi, tra cui Russia e Stati Uniti, ancora alle prese con picchi di contagio da Coronavirus. Inoltre sono state poste delle limitazioni ai collegamenti con la Cina. Con i voli ancora a terra da Mosca e dalle città del Nord America e quelli da Shanghai e Pechino, che viaggiano con il contagocce, resteranno lontani dall’Italia i turisti che spendevano più di tutti. Tendenzialmente erano quelli che affollavano le città d’arte e avrebbero rappresentato una boccata d’ossigeno nel post Covid-19.

L’assenza degli americani peserà da sola oltre 5,5 miliardi di euro. Nel 2019 i turisti statunitensi sono stati 4,4 milioni registrando quasi 40 milioni di pernottamenti. In generale, secondo i calcoli della Banca d’Italia, le presenze straniere nell’estate italiana saranno più che dimezzate, con un calo stimato del 55%. All’appello verranno a mancare 23 miliardi, pari all’1,5% del Pil. L’Enit è più pessimista: parla di una perdita di circa 67 miliardi: quasi il 3% del Pil.

I russi contendono ad americani e cinesi il primato della spesa. Secondo i calcoli di Banca d’Italia spendono, in media, 173 euro a testa contro i 117 euro di media degli altri stranieri in vacanza in Italia. All’Enit ricordano che la spesa turistica totale nel 2019 è stata di circa 84 miliardi, di cui 44,3 miliardi grazie agli ospiti stranieri. Non a caso l’Italia come destinazione è ai primi posti per i viaggiatori big spender "a lungo raggio". Per Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, "il turismo non va misurato in presenze, ma in fatturato e mancheranno visitatori che durante il loro soggiorno spendono tanto, mancheranno turisti con alta capacità di spesa".

Se gli statunitensi sarebbero stati la salvezza per città d’arte come Venezia e Firenze, destinazioni come Capri senza i brasiliani perderanno la maggior parte dei loro clienti e le località balneari, fra cui Taormina e tutta la Costiera Amalfitana, non avranno ospiti capaci di spendere tanto quanto i russi. Non mancano le preoccupazioni sugli effetti che la decisione sulle frontiere potrebbe avere sulla guerra commerciale con gli Stati Uniti.

I dubbi più importanti vengono espressi da Coldiretti, ricordando che Trump ha appena pubblicato la lista definitiva dei prodotti e dei Paesi europei sotto esame per nuovi dazi. I danni maggiori per l’Italia riguardano l’industria agroalimentare, colpendo tra l’altro vino, olio e pasta, oltre ai formaggi e salumi. E, sempre secondo Coldiretti, il buco lasciato dai turisti stranieri non sarà compensato dal turismo domestico.