Sabato 20 Luglio 2024
GIOVANNI ROSSI
Cronaca

Il coraggio dopo lo stupro. La 13enne incastra il branco: "Sono loro, li riconosco. Urlavo: non fatemi del male"

Anche l’ultimo aggressore riconosciuto in un drammatico confronto all’americana. Decisivo anche il Dna. La testimonianza del fidanzato della vittima. Gli indagati, tutti egiziani, erano ospiti in comunità .

Il coraggio dopo lo stupro. La 13enne incastra il branco: "Sono loro, li riconosco. Urlavo: non fatemi del male"

Il coraggio dopo lo stupro. La 13enne incastra il branco: "Sono loro, li riconosco. Urlavo: non fatemi del male"

"Vi prego, vi prego, non fatemi del male, lasciatemi andare...". Invocazione vana. Il racconto dello stupro di gruppo subito dalla 13enne catanese il 30 gennaio, ad opera di sette giovanissimi egiziani arrivati in Italia tra il 2021 e il 2023 e affidati a comunità dell’area etnea, risuona ancora in procura. Poi, ieri, dopo l’ultimo fermo, nessuna esitazione: "È lui, è uno dei due che mi ha violentata", dichiara la 13enne abusata a Catania con modalità da incubo: quattro maggiorenni e un minore impegnati a fare da pali e a bloccare il fidanzato 17enne della vittima (a sua volta sotto choc) mentre un maggiorenne e un altro minore eseguivano lo stupro nella toilette di Villa Bellini, uno dei due giardini più antichi della città.

Il riconoscimento nel confronto all’americana (confermato dal fidanzato) assicura un altro riscontro alla doppia inchiesta – della procura e della procura dei minori – su questo reato sconvolgente: una profanazione femminile coincisa con la settimana di Sant’Agata, la festa che si celebra oggi e da sempre mobilita tutta Catania. Poche ore e arriva anche la conferma dai Ris di Messina: il terzo Dna repertato sugli indumenti della vittima appartiene al 18enne riconosciuto come autore della violenza e subito sottoposto a tampone comparativo. Per i pm è la prova della partecipazione diretta allo stupro.

Ora tutti gli atti sono in mano alla procuratrice per i minori Carla Santocono e alla procura distrettuale etnea con l’aggiunto Sebastiano Ardita e il sostituto Anna Trinchillo (che chiedono l’emissione di misure cautelari). Già oggi sono previste le udienze di convalida dei primi quattro fermi di fronte al gip Carlo Umberto Cannella. Sarà invece il gip del Tribunale per i minorenni a valutare la posizione degli altri tre indagati, compreso il settimo fermato che solo successivamente si è accertato essere neo maggiorenne. La sua posizione sarà stralciata e inviata in procura. La convalida dell’ultimo fermo quindi slitterà. Il quadro probatorio di entrambe le inchieste appare già molto solido. Lo è grazie alla prontezza di reazione della 13enne, subito supportata dai familiari, e al lavoro degli inquirenti nella repertazione delle prove e nella caccia al branco.

In queste ore Catania vive allarme, rabbia e dolore. E il mondo dell’accoglienza fa i conti con il dramma educativo e una realtà in frantumi. I responsabili di una delle onlus non si danno pace. Descrivono due neo-maggiorenni indagati come ben inseriti: uno con un impiego nell’edilizia e il permesso di soggiorno in vista; l’altro in procinto di iniziare un tirocinio che gli avrebbe aperto le porte del mondo del lavoro e un permesso di soggiorno scuola-lavoro già autorizzato. "Non avevamo alcun motivo di sospetto", è la drammatica presa d’atto che si intreccia alla terribile incombenza di informare le famiglie di origine.

Violenze così gravi, con alta probabilità di premeditazione, impongono una riflessione accurata. Perché i sette fermati sono sì tutti egiziani, ma da tempo in Italia. Dalla violenza del branco catanese – peraltro perfettamente sovrapponibile a quella di altri gruppi giovanili di stupro e di passaporto italiano come a Caivano o a Palermo – emerge quindi non solo il fallimento dei modelli educativi, ma anche la distorsione valoriale e percettiva di giovani che sembrano non comprendere la portata e la conseguenza delle proprie azioni spesso amplificate dai social.

Roberto Calderoli (Lega Nord) torna a proporre "la castrazione chimica, temporanea e reversibile". "E c’è qualcuno che si ostina a tifare per l’accoglienza senza limiti", ripete il vicepremier e segretario leghista Matteo Salvini. No a speculazioni, "spazio solo per la tutela delle vittime e massima vicinanza", replica Davide Faraone per Italia viva. Oggi parola ai gip.