di Alessandro Farruggia Dannata curva. Scende, ma troppo lentamente. "Al calo dell’indice di trasmissione Rt, del numero dei nuovi casi e delle ospedalizzazioni ordinarie – sottolinea il direttore della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza – corrisponde un numero ancora elevato di nuovi ingressi nelle terapie intensive e, purtroppo, dei decessi. La situazione migliora leggermente ma molto, molto lentamente. Se allentassimo le misure in questo momento, con un’incidenza ancora molto elevata, decisamente faremmo un errore". I dati gli danno ragione, anche se non...

di Alessandro Farruggia

Dannata curva. Scende, ma troppo lentamente. "Al calo dell’indice di trasmissione Rt, del numero dei nuovi casi e delle ospedalizzazioni ordinarie – sottolinea il direttore della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza – corrisponde un numero ancora elevato di nuovi ingressi nelle terapie intensive e, purtroppo, dei decessi. La situazione migliora leggermente ma molto, molto lentamente. Se allentassimo le misure in questo momento, con un’incidenza ancora molto elevata, decisamente faremmo un errore".

I dati gli danno ragione, anche se non mancano i segnali positivi, in particolare la percentuale positivitamponi totali (calato dal 12,3% al 9,9%) e quella tra positivi e tamponi ai mai testati (scesa leggermente, dal 25,8% al 24,9% dopo aver toccato il 31,9% il 20 novembre). Ieri, con 149.232 tamponi (38.015 più di domenica) i nuovi casi salgono da 13.720 a 14.828. Percentualmente, come abbiamo visto, la curva flette. Ancora in calo le terapie intensive, 35 in meno (lunedì -72) con 192 nuovi ingressi (contro i 144 del giorno prima) ma molte dimissioni, per un totale al momento di 3.345 letti occupati. Scendono anche i ricoveri ordinari di 443 ( +133 il giorno prima), in totale i ricoverati con sintomi sono ora 30.081. Ma i decessi (il dato che migliora per ultimo in una epidemia) salgono da 534 a 638 per un totale di 61.240 dall’inizio dell’epidemia. Permangono forti differenze regionali. "Sul fronte delle regioni si evidenziano miglioramenti notevoli in regioni come la Lombardia e la Toscana – osserva Gianni Rezza – ma non possiamo dire la stessa cosa per il Veneto, la Sicilia e la Puglia". Non a caso ieri una ventina di Comuni della provincia di Bari, Foggia e AndriaBarlettaTrani, in Puglia, sono stari riportati con ordinanza regionale in zona arancione e in Molise da 3 giorni è stata sospesa la didattica in presenza in tutte le scuole. Dal 16 novembre (data del picco della seconda ondata) ad oggi (22 giorni) i contagi sono passati da 33.979 a 14.842. Nella prima ondata, dal 22 di aprile al 13 maggio (22 giorni) i contagi sono passati da 3.370 a 888, con un calo più repentino. Nella primissima fase di calo della prima ondata in 22 giorni si passò invece dai 6.556 del 27 marzo ai 3.153 del 13 aprile.

Sul perché la discesa dalla curva sia lentissima, non ci sono certezze, solo ipotesi. All’Iss sottolineano che la curva scende più lentamente rispetto alla primavera perché l’epidemia non è più localizzata solo al nord ma è ormai diffusa ovunque e il lockdown parziale – solo alcune regioni sono state rosse in questa seconda ondata – consente comunque una osmosi tra regioni, che rallenta la discesa della curva. "La terza ondata è una certezza in questa situazione – osserva il virologo Andrea Crisanti – non c’è bisogno di previsioni. Dopo l’estate avevamo in mano una situazione gestibile e ce la siamo lasciati sfuggire. I casi residui potevano essere gestiti meglio".