di Viviana Ponchia Un colpo di tosse è una buona notizia. Il primo segnale di risalita verso la vita. Eitan si sta risvegliando. Poco alla volta, con il respiro faticoso di una seconda nascita. C’è tutta l’Italia attorno a lui. E Israele con il resto del mondo. Tutti commossi dalla battaglia dell’unico superstite alla tragedia del Mottarone, in qualche modo presenti con la preghiera o l’urgenza di donare qualcosa. Fa bene sapere che almeno lui ce la farà. E fa male vederlo lottare senza branco, lui che con il fratellino era il "lupacchiotto" del papà. Cinque anni, orfano, segnato per sempre da una storia che dovrà per forza...

di Viviana Ponchia

Un colpo di tosse è una buona notizia. Il primo segnale di risalita verso la vita. Eitan si sta risvegliando. Poco alla volta, con il respiro faticoso di una seconda nascita. C’è tutta l’Italia attorno a lui. E Israele con il resto del mondo. Tutti commossi dalla battaglia dell’unico superstite alla tragedia del Mottarone, in qualche modo presenti con la preghiera o l’urgenza di donare qualcosa. Fa bene sapere che almeno lui ce la farà. E fa male vederlo lottare senza branco, lui che con il fratellino era il "lupacchiotto" del papà. Cinque anni, orfano, segnato per sempre da una storia che dovrà per forza ricordare. È diventato il figlio di tutti. Fuori dal Regina Margherita si danno il cambio la pioggia e il sole. Oggi è bellissimo. Dalle finestre dell’ospedale il fiume attraversa il verde come un serpente luccicante, da qualche parte sulle sponde arrivano urla di bambini. Gridava anche lui prima di entrare in sala operatoria con le gambe e un braccio rotti. Chiedeva della mamma, non voleva essere toccato: "Ho paura". Su quello si dovrà lavorare. La coscienza nasconde ma non butta via niente, la domenica di Stresa con la corsa in funivia farà da cardine alla vita che verrà.

Sì, dicono i medici, il risveglio è partito, la risposta in questo momento è positiva. La tosse appunto. Qualche movimento. L’onda dell’aria che entra ed esce dai polmoni. "Per precauzione stiamo andando avanti con molta calma", dice Giovanni La Valle, direttore generale della Città della Salute. Era toccato a lui, domenica sera, annunciare la morte per arresto cardiaco di Mattia Zorlon, che presto avrebbe compiuto sei anni, l’altro paziente senza documenti arrivato in elicottero in condizioni disperate. Una corsa contro il tempo, finché il tempo si è fermato. Eitan resta ancora sedato, però i farmaci che lo tengono nel limbo sono stati ridotti per "permettere una superficializzazione della coscienza". Un processo lento e progressivo, "ma comincia a dare segni di comportamento spontaneo e questa possiamo considerarla una buona notizia".

Nelle redazioni dei giornali piovono mail commosse: tante preghiere e soprattutto offerte concrete di aiuto. Eppela, tra le più note piattaforme di crowdfunding, lancia l’iniziativa "Aiutiamo il piccolo Eitan", con la modalità "Raccogli tutto", riservata ai soli progetti a elevato impatto umanitario. Il futuro sarà tutto da inventare. Probabilmente lontano da Pavia, forse in Israele con gli zii e i nonni. Aya, la sorella del papà che da 17 anni vive in Italia con il marito Nirko e lavora come medico Sert in carcere, è pronta fargli da mamma. Ha trascorso la prima notte in hotel. Poi, nonostante l’offerta di ospitalità della comunità ebraica torinese, si è stabilita in una stanza dell’ospedale infantile a pochi metri dall’ingresso del reparto di rianimazione dove è ricoverato il nipote. E non si è più mossa.

Ha appena comprato una casa a Pavia. Ma dice che la tragedia le ha aperto gli occhi: "La vita è troppo breve. Voglio cambiare tutto, non so ancora come". Un’equipe di psicologi ed esperti di terremoti di questo tipo è pronta a prendere in carico tutta la famiglia. Il bambino avrà bisogno dei migliori durante il risveglio e soprattutto dopo.