Un posto di blocco organizzato dalla polizia croata
Un posto di blocco organizzato dalla polizia croata
di Riccardo Jannello Una scorta di valori mercenaria finita male per due poliziotti e un carabiniere, arrestati per furto e minacce con altri tre italiani al confine fra Croazia e Slovenia, nell’Istria nordoccidentale alla frontiera di Buje, una cittadina di 5mila abitanti a 40 chilometri da Trieste. I due poliziotti sono in servizio al reparto prevenzione crimine di Napoli, il militare in una compagnia del Casertano. Le loro generalità non sono state ancora rese note come tutta l’operazione effettuata dalla polizia croata ha ancora molti lati da chiarire. L’arresto dei nostri connazionali...

di Riccardo Jannello

Una scorta di valori mercenaria finita male per due poliziotti e un carabiniere, arrestati per furto e minacce con altri tre italiani al confine fra Croazia e Slovenia, nell’Istria nordoccidentale alla frontiera di Buje, una cittadina di 5mila abitanti a 40 chilometri da Trieste. I due poliziotti sono in servizio al reparto prevenzione crimine di Napoli, il militare in una compagnia del Casertano. Le loro generalità non sono state ancora rese note come tutta l’operazione effettuata dalla polizia croata ha ancora molti lati da chiarire. L’arresto dei nostri connazionali sarebbe avvenuto mercoledì sera, ma le indagini sono andate avanti tutta la giornata di ieri, ma solo fra oggi e domani le autorità croate dovrebbero svelare la dinamica dei fatti e i nomi degli arrestati in contemporanea con l’udienza di convalida del fermo.

L’ambasciata italiana di Zagabria ha subito inviato un suo diplomatico a Buje – nella cui prigione i sei italiani sono in stato di fermo – per seguire da vicino la situazione. Sembra che i due agenti abbiano già dato incarico a un avvocato napoletano per seguire la vicenda e questo si sia messo in contatto con gli investigatori del posto e con uno studio legale della cittadina al confine fra Croazia e Slovenia. Alla base degli arresti ci sarebbe un furto di ingente valore, sembra di 500mila euro (ma c’è chi dice 15mila euro), ai danni di un imprenditore croato (o forse italiano) socio di un italiano in un’azienda che si stava sciogliendo dopo un periodo di crisi, nel quale non riusciva ad avere finanziamenti. Una volta ottenuti, i due soci avevano fissato di chiudere e dividersi i soldi. L’imprenditore campano aveva ingaggiato un amico carabiniere per "scortarlo" al ritiro del denaro, ma questi si è ammalato di Covid-19 e ha chiesto a un collega di "sostituirlo" nell’operazione. Sarebbe stato questo militare subentrante a fare entrare nell’affare anche i due poliziotti. Un affare che avrebbe comportato un guadagno non male.

La carovana di auto, almeno tre, è giunta al luogo concordato per la divisione dei denari, ma – a quanto denunciato dall’imprenditore rapinato – il commando si sarebbe presentato per richiedere tutti i soldi e non per dividerli. Alla resistenza del socio, sarebbero seguite minacce e costrizioni affinché venisse consegnata l’intera somma. Quindi la fuga. Ma il truffato ha avvertito la polizia che si è messa all’inseguimento degli italiani: l’imprenditore, i suoi due fratelli e i tre rappresentanti delle forze dell’ordine. Alla frontiera di Buje è stata fermata la prima macchina del convoglio. Probabilmente gli occupanti sono riusciti ad avvertire gli altri della spedizione che c’era qualcosa di storto lungo la strada. A causa di questo stop, la refurtiva sarebbe stata abbandonata in qualche posto, perché non ce ne sarebbe stata traccia in nessuna delle auto. I due poliziotti e il carabiniere non avevano legami in Croazia: erano solo stati scelti come scorta portavalori. Peccato che quei valori fossero provento di un furto.