di Massimo Pandolfi Sembrava un bombardamento. Come se l’autostrada del Sole fosse stata presa di mira dai Caccia, in tempi di guerra. Centinaia di vetture semidistrutte, parabrezza sfondati: non per i proiettili, ma per la grandine. Gente spaventata, barcollante, ferita, in giro a piedi sul tratto autostradale appena passato l’inferno. Prima, mentre il tempo mitragliava, stava chiusa e ferma in auto, sperando che tutto finisse in fretta, il più in fretta possibile. Nel caos, tamponamenti a catena. Chilometri e chilometri di code, prima a Fidenza, zona del bombardamento, poi un po’ ovunque. L’hanno anche...

di Massimo Pandolfi

Sembrava un bombardamento. Come se l’autostrada del Sole fosse stata presa di mira dai Caccia, in tempi di guerra. Centinaia di vetture semidistrutte, parabrezza sfondati: non per i proiettili, ma per la grandine. Gente spaventata, barcollante, ferita, in giro a piedi sul tratto autostradale appena passato l’inferno. Prima, mentre il tempo mitragliava, stava chiusa e ferma in auto, sperando che tutto finisse in fretta, il più in fretta possibile. Nel caos, tamponamenti a catena. Chilometri e chilometri di code, prima a Fidenza, zona del bombardamento, poi un po’ ovunque. L’hanno anche chiusa l’autostrada con i soliti, enormi disagi per tutti e la solita Italia spaccata in due. Alle 19.20 la circolazione è ripresa, in modo più o meno regolare.

Scene mai viste, si dice sempre così. Ma quello che è capitato ieri pomeriggio in Emilia-Romagna ha davvero qualcosa di incredibilmente straordinario. Nuovo, ahinoi. E il nuovo può anche far dannatamente paura, perché ci sentiamo tutti impotenti di fronte a quei filmati che hanno cominciato a girare nel tardo pomeriggio di ieri e che potete trovare anche nel nostro sito Internet. E sono immagini che subito ti fanno pensare: potevo esserci io, potevi esserci tu lì in mezzo. Alla fine quelle centinaia, forse migliaia di persone che erano nell’inferno dell’Autosole dovranno perlopiù fare i conti con assicurazioni e carrozzieri per riparare le loro auto e tutto sommato va benissimo così: poteva finire anche molto peggio.

Li chiamano cambiamenti climatici, sì: paroloni da scienziati che una volta ci sfioravano di striscio ma che ora ci toccano da vicino, anzi ci sbattiamo il muso contro di continuo.

Abbiamo ancora in mente la tempesta che ha colpito di recente la Lombardia e l’aeroporto di Malpensa: in quei casi la grandine bombardava gli aerei, non le auto: lì, con un pizzico di sfortuna, ci poteva scappare anche la strage. A Falconara (Marche) in venti secondi una tromba d’aria dieci giorni fa risucchiò dalla spiaggia, in un attimo, centinaia di lettini e ombrelloni, sparati poi ovunque. Per non parlare poi del finimondo che ha messo in ginocchio la Germania.

Ieri pomeriggio, nell’arco di un paio d’ore, è finita in ginocchio invece tutta l’Emilia-Romagna. Prima Piacenza, poi Parma, quindi Reggio e Modena, con la furia del tempo che ha poi cambiato direzione sfiorando il Ferrarese e risparmiando Bologna.

"Erano chicchi grandi quasi come palline da tennis" raccontano i testimoni dell’inferno. Città a soqquadro, tetti scoperchiati oltre alle auto distrutte. A Novi di Modena un platano è finito addosso a un furgone e ora c’è apprensione per le due persone che erano all’interno del mezzo. A VIllarotta di Luzzara la furia della tempesta ha fatto crollare una vetrata addosso a un anziano, pure lui ferito Per non parlare poi dell’agricoltura: colture distrutte, danni per milioni e milioni. "Negli ultimi dieci anni – ricorda Coldiretti – i danni causati dagli eventi estremi sono costati 14 miliardi di euro al nostro Paese".

Bellissimo Paese, sì, ma sempre più terribilmente fragile.