di Giovanni Rossi Arrivano in tredici, parla uno solo: Matteo Salvini (con l’ok di Silvio Berlusconi). E al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegna gli auspici del centrodestra vocalmente unito: "Soluzione rapida ed incisiva della crisi", "scioglimento delle Camere e ricorso alle elezioni". Recita senza fronzoli. Perché è solo la tessitura di una trama per le sfide in avvicinamento. Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc, Noi con l’Italia-Usei-Cambiamo condividono due certezze con il leader della Lega. La prima è granitica: tutti i...

di Giovanni Rossi

Arrivano in tredici, parla uno solo: Matteo Salvini (con l’ok di Silvio Berlusconi). E al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegna gli auspici del centrodestra vocalmente unito: "Soluzione rapida ed incisiva della crisi", "scioglimento delle Camere e ricorso alle elezioni". Recita senza fronzoli. Perché è solo la tessitura di una trama per le sfide in avvicinamento.

Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc, Noi con l’Italia-Usei-Cambiamo condividono due certezze con il leader della Lega. La prima è granitica: tutti i componenti della delegazione escludono "la possibilità di qualsiasi appoggio a una riedizione della stessa maggioranza che sta tenendo in ostaggio il Paese e sarebbe ancor più debole se tenuta in piedi da singoli voltagabbana". La seconda è elastica: nel testo letto da Salvini ("limato tutti insieme"), i dirigenti del centrodestra si riservano, "ove non si andasse a elezioni, di valutare con il massimo rispetto ogni decisione che spetta costituzionalmente al Capo dello Stato all’esito delle consultazioni".

È questa la frase chiave del pomeriggio al Quirinale. Questa crisi innescata "dai litigi, dalla vanità e dagli interessi personali" presenta, in piena pandemia, diverse e opposte soluzioni. Sarebbe prematuro e controproducente chiudersi in uno schema identitario senza sbocchi. E quindi ogni forza del centrodestra sta cominciando a soppesare scenari alternativi. La locuzione "larghe intese" resta bandita, ma è chiaro che la pista più sfidante – in caso diventasse attuale – andrà esplorata. Basterebbe non chiamarla maggioranza Ursula, per cominciare. Meglio un’idea di "responsabilità" senza sigle preventive. L’ipotesi piace a Silvio Berlusconi e a chi come Mara Carfagna, o come l’ex azzurro Giovanni Toti, invoca scelte a tutela del Paese. Non solo: Carfagna chiede di ragionare già oggi persino con l’incaricato Roberto Fico.

"Qualora il capo dello Stato ritenesse che la strada del ritorno al voto fosse impraticabile, noi di FI siamo favorevoli a un governo che rappresenti la maggioranza sostanziale del Paese, cioè i migliori: non un’accozzaglia centrodestra-centrosinistra ma un governo veramente impegnato che sconfigga il coronavirus con un impegno economico forte", dichiara il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani.

Se infatti Fico dovesse fallire, una volta ottenuta la testa di Conte, toccherebbe a Salvini (che di un governo fuori dal centrodestra è già stato protagonista) valutare un cambio di spartito seguendo la strada dell’unità nazionale già indicata da Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia. L’alternativa sarebbe restare in compagnia di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni: opposizione a prescindere. Ruolo complicato in questo tempo di pandemia che colpisce così duramente l’elettorato produttivo leghista.