Enrico Michetti, classe 1966, docente di diritto pubblico all’ateneo di Cassino
Enrico Michetti, classe 1966, docente di diritto pubblico all’ateneo di Cassino
di Antonella Coppari Alla fine Matteo viene a patti con Giorgia. Non ostacola l’elezione di Adolfo Urso (Fd’I) alla presidenza del Copasir, anche se formalmente tiene il punto: i due leghisti nel comitato, Volpi e Arrigoni, non partecipano alla votazione. Magicamente si sblocca l’impasse sulle amministrative. Non che tutti i tasselli siano al loro posto, ma dal vertice del centrodestra esce finalmente la fumata bianca per Roma: sarà Enrico Michetti a correre per il Campidoglio. Dopo settimane di discussioni, si trova la quadra sul candidato della Meloni: "Ha maggiori chance di vincere", insiste. Ne prende atto Salvini, che ottiene il ticket con Simonetta Matone: una soluzione...

di Antonella Coppari

Alla fine Matteo viene a patti con Giorgia. Non ostacola l’elezione di Adolfo Urso (Fd’I) alla presidenza del Copasir, anche se formalmente tiene il punto: i due leghisti nel comitato, Volpi e Arrigoni, non partecipano alla votazione. Magicamente si sblocca l’impasse sulle amministrative. Non che tutti i tasselli siano al loro posto, ma dal vertice del centrodestra esce finalmente la fumata bianca per Roma: sarà Enrico Michetti a correre per il Campidoglio. Dopo settimane di discussioni, si trova la quadra sul candidato della Meloni: "Ha maggiori chance di vincere", insiste. Ne prende atto Salvini, che ottiene il ticket con Simonetta Matone: una soluzione salomonica suggerita anche dai sondaggi. La destra è sicura di arrivare al ballottaggio, poi molto dipende da chi si troverà di fronte: secondo le rilevazioni, con la Raggi avrebbe maggiori chance la magistrata. Se ce la facesse Gualtieri, avrebbe una marcia in più l’amministrativista. Perché dunque non metterli insieme? Il capo del Carroccio chiama la Matone: "Sarebbe disposta a fare il prosindaco?". Il suo "sì" arriva dopo una brevissima riflessione, con Sgarbi che sponsorizza il tridente: "Potrei fare l’assessore alla Cultura". A chiudere il cerchio, il disco verde di Forza Italia, previa chiamata della Meloni a Berlusconi.

Il prezzo del via libera è la Calabria: il candidato per le Regionali sarà Roberto Occhiuto, anche se l’annuncio ufficiale arriverà sabato. Partita chiusa a Torino: c’è Paolo Damilano. Oltre a Napoli (in stand by c’è Catello Maresca), restano in sospeso Milano e Bologna: se ne riparlerà mercoledì. Nel capoluogo lombardo tra i vari nomi sondati da Salvini (a lui spetta lì la golden share) sembra in ascesa quello di Oscar di Montigny, genero del berlusconiano Ennio Doris. Maurizio Lupi però non ha perso ogni speranza: una vittoria della destra è quasi fuori discussione, ma se a perdere fosse l’esponente di Nci, lo scappellotto per il leader leghista sarebbe meno sonoro rispetto ad una sconfitta di un personaggio a lui legato. Situazione analoga a Bologna: se la giocano soprattutto Roberto Mugavero (in pole) e Fabio Battistini, ma resta in partita anche Andrea Cangini (FI).

Dopo tante liti, i leader del centrodestra hanno cercato ieri la distensione, un cambio di clima che si avverte anche nella spinosa vicenda della federazione tra Lega e FI. Benché rallentata dall’ostilità di una parte degli azzurri, la marcia non si è fermata. Chi ha partecipato al vertice assicura che il rapporto molto più stretto tra i due partiti era palpabile. D’altra parte, nelle ultime 24 ore c’è stato un diluvio di segnali rassicuranti. Lo stesso Salvini che pur accarezzando l’ipotesi di un partito unico per le prossime politiche, ha deciso di procedere con calma, mentre Fedriga, presidente delle regioni e voce leghista tra le più autorevoli duetta: "Sarebbe un’ottima cosa se la federazione includesse anche Fd’I".

Con la massima discrezione, qualche spiraglio da quelle parti si apre: qualcuno inizia a parlare di un possibile intergruppo parlamentare. La contrapposizione e la competizione nel centrodestra si è sin qui rivelata disastrosa nella partita delle amministrative, ora sembra che i leader della coalizione inizino a rendersi conto della necessità di cambiare strada prima che sia troppo tardi. Non a caso Salvini, che si trova nella situazione più difficile, faceva filtrare dal suo quartier generale il nuovo ruolo che ha assunto: quello del grande federatore.