di Elena G. Polidori Un governo di "unità nazionale", cioè un "governo dei migliori", altrimenti si vada al voto. Ma senza grande convinzione. Almeno per Silvio Berlusconi (che secondo alcune voci potrebbe tornare dalla Francia per andare alle consultazioni), secondo il quale la strada per un nuovo governo è stretta, certo, ma comunque non chiusa. E la spiega così Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, molto vicino, in questi giorni, al Cavaliere: "Berlusconi è l’unico che sta con la testa sui problemi e non avrebbe mai aperto una crisi in piena pandemia, ma credo che Conte sia il candidato...

di Elena G. Polidori

Un governo di "unità nazionale", cioè un "governo dei migliori", altrimenti si vada al voto. Ma senza grande convinzione. Almeno per Silvio Berlusconi (che secondo alcune voci potrebbe tornare dalla Francia per andare alle consultazioni), secondo il quale la strada per un nuovo governo è stretta, certo, ma comunque non chiusa. E la spiega così Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, molto vicino, in questi giorni, al Cavaliere: "Berlusconi è l’unico che sta con la testa sui problemi e non avrebbe mai aperto una crisi in piena pandemia, ma credo che Conte sia il candidato anche nel caso di emergenza e unità nazionale". Quindi, un nuovo governo – ha proseguito – "deve costruirsi intorno a Conte, poi bisognerà vedere cosa diranno Salvini e Meloni, ma si tratta di soccorrere amorevolmente il Paese". Detta così sembra che, nella coalizione di centrodestra che vuole mostrarsi granitica all’esterno, anche nel prossimo incontro per le consultazioni al Quirinale, qualche ’sfumatura’ diversa emerga con fin troppa chiarezza, anche se poi il vice-presidente di FI, Antonio Tajani specifica: si va al voto solo "se non c’è possibilità di avere un governo dei migliori, un governo solido, credibile, affidabile, serio, che non passi il tempo a litigare". E, nel caso – è stato chiesto – Forza Italia si staccherebbe? "Non c’è nessuna possibilità che Forza Italia esca dal centrodestra", ha risposto secco Tajani.

Qualcosa comunque non torna oppure rimane inespresso nella strategia della coalizione di centrodestra. Se fallisce il tentativo dell’avvocato quali sono gli scenari auspicati dalla coalizione? Nella nota congiunta diffusa al termine del vertice del centrodestra, non si parla esplicitamente di "ritorno al voto". Perché qui le strade – ecco il nodo – prendono direzioni diverse: Matteo Salvini e Giorgia Meloni insistono per le urne, mentre FI le teme, dunque al Mattarella non arriverà la richiesta ‘o elezioni o morte’. Anche perché tutti attendono soprattutto di capire quali saranno le mosse di Renzi ipotizzando anche che il leader di Iv possa rientrare, magari anche come ministro. Ma Cambiamo con Toti ha cercato di fare breccia negli alleati; apriamo – questa la tesi ribadita all’incontro – ad un esecutivo di salvezza nazionale, non possiamo sottrarci. Non è il momento di alcuna apertura, hanno invece ribattuto sia Salvini che Meloni, "dobbiamo andare uniti alle consultazioni", la tesi.

L’Udc, infine, ha detto no a un Conte ter, anche se resta il timore che qualche azzurro, in barba a tutte le dichiarazioni d’intenti, possa aprire comunque ai nuovi ’responsabili’, per paura del voto e del taglio dei parlamentari. "No a esecutivi pasticciati", insiste Salvini, "meglio dare la parola agli italiani". Ancora più risoluta la dichiarazione di Giorgia Meloni: "Siamo disponibili a dare un’alternativa a questa pantomima indegna, non c’è alcuna possibilità che qualcuno di noi sostenga Conte e spero che si scelga di mandare gli italiani al voto". "L’Italia merita un governo autorevole – ha chiuso Maurizio Lupi – se non c’è, la strada delle elezioni non è una bestemmia".