Una negoziante abbassa la serranda per protesta. in un centro commerciale
Una negoziante abbassa la serranda per protesta. in un centro commerciale
di Antonella Coppari Chi si aspettava un’accelerazione sulle aperture e l’allentamento del coprifuoco già questa settimana resterà deluso. Malgrado il pressing del centrodestra di governo e dei renziani, Draghi ha convocato la cabina di regia per rivedere le misure anti Covid lunedì 17. Magari si potrà consolare con la cancellazione del sistema a colori: per ora è soltanto un’ipotesi, ma se ne sta parlando seriamente. Nel tavolo apparecchiato all’istituto superiore di Sanità con i tecnici delle Regioni per individuare un nuovo modello di valutazione del pericolo di contagio che renda meno significativo l’indice Rt, si sta facendo largo l’idea di puntare su un sistema a 3 livelli – basso, medio, alto – che tenga conto soprattutto dell’eventualità di vedere aumentare di nuovo la pressione sugli ospedali. Con meno di 50 casi settimanali...

di Antonella Coppari

Chi si aspettava un’accelerazione sulle aperture e l’allentamento del coprifuoco già questa settimana resterà deluso. Malgrado il pressing del centrodestra di governo e dei renziani, Draghi ha convocato la cabina di regia per rivedere le misure anti Covid lunedì 17. Magari si potrà consolare con la cancellazione del sistema a colori: per ora è soltanto un’ipotesi, ma se ne sta parlando seriamente. Nel tavolo apparecchiato all’istituto superiore di Sanità con i tecnici delle Regioni per individuare un nuovo modello di valutazione del pericolo di contagio che renda meno significativo l’indice Rt, si sta facendo largo l’idea di puntare su un sistema a 3 livelli – basso, medio, alto – che tenga conto soprattutto dell’eventualità di vedere aumentare di nuovo la pressione sugli ospedali. Con meno di 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti il rischio sarebbe basso, tra i 50 e i 150 medio e sopra i 150 alto. Queste fasce non sono esattamente sovrapponibili ai colori attuali: il rischio basso corrisponderebbe più all’attuale zona bianca che alla zona gialla, quello medio alla gialla e quello alto all’arancione.

Questi indicatori andrebbero abbinati al tasso di occupazione dei posti letto nei reparti ordinari e di terapia intensiva degli ospedali, rivisti al ribasso 30% e 20% (ora al 40 e al 30). In soldoni: se una regione ha il 20 per cento dei reparti intensivi occupati e meno di 50 casi, si trova in rischio non basso ma medio, se ha più del 20 per cento dei reparti intensivi occupati e 100 casi non stai nella fascia media di rischio, ma in quella alta e così via. La proposta sarà stamani al centro della conferenza delle Regioni per essere subito dopo discussa nell’incontro tra i governatori e i ministri Speranza e Gelmini: al centro anche la possibilità di collegare ai tre livelli gli scenari di riaperture e chiusure. Ovvero, se sei in zona a basso rischio già sai che puoi fare tutto salvo tenere distanziamento e mascherine, mentre se hai raggiunto il terzo livello, quello "alto" sai quali attività saranno "off".

Un modo per evitare lo stucchevole braccio di ferro che c’è nella maggioranza da settimane, sfida che peraltro prosegue imperterrita. Ieri, alla fine della riunione con i capi delegazione a Palazzo Chigi sul dl sostegni la ministra Gelmini, seguita da Giorgetti (Lega) e dalla Bonetti (Iv), ha chiesto la convocazione della cabina di regia sulle riaperture per venerdì. Draghi aveva già lasciato il summit: la sollecitazione è dunque finita nelle mani del sottosegretario Garofoli, con Pd e M5s a sottolineare di "essere favorevoli a parlarne, se i dati lo consentono". L’appuntamento in realtà sembrava già fissato, ma il ministro della Salute (sostenuto da Leu) insisteva per lo slittamento: i tecnici di Speranza sono convinti che i numeri eloquenti non siano quelli di venerdì prossimo ma del successivo 21 maggio. Alla fine, il premier – convinto che ci debba essere prudenza e gradualità nelle scelte, in modo che le riaperture siano irreversibili – ha convocato la cabina per lunedì; una mossa che dovrebbe tagliare sul nascere ogni discussione anticipata rispetto ai tempi immaginati. In quella sede, forse si deciderà solo di posticipare il coprifuoco di una o due ore. Ma resta il rebus di quando scatterà la modifica: potrebbe slittare di un’ora dal 18 e la settimana successiva essere prolungato fino alle 24 oppure essere fissato alle 23 e poi vedere come va. O ancora, si potrebbe accorciare il divieto di circolazione di due ore, ma dal 24 maggio. Non ci si illuda, però, che una volta terminato il tormentone coprifuoco la partita sia finita: ci sono i centri commerciali, i locali al chiuso, una marea di voci minori. E la sfida molto più politica che sanitaria proseguirà a lungo.

Non paghi, Lega e Forza Italia hanno presentato al Senato una mozione sulle riaperture immediate. Si fa per dire: in realtà il testo è vago e date precise non ce ne sono. Più che la pandemia, la faccenda sembra attenere agli equilibri interni al centrodestra. Una mozione simile era stata infatti presentata da Fd’I con l’obiettivo più di incalzare gli alleatirivali che di strappare un anticipo di qualche giorno sulle riaperture. In ballo non c’è tanto la pandemia, quanto una lotta di potere.