Lunedì 17 Giugno 2024
ELENA G. POLIDORI
Cronaca

Il caso Ungheria. Salis senza catene. Ma il giudice svela il suo indirizzo

Ieri la terza udienza: i testimoni non l’hanno riconosciuta. Il reclamo dell’ambasciatore per i rischi alla sicurezza.

Il caso Ungheria. Salis senza catene. Ma il giudice svela il suo indirizzo

Il caso Ungheria. Salis senza catene. Ma il giudice svela il suo indirizzo

Doveva essere la prima volta in tribunale senza le manette ai polsi, le catene ai piedi e agenti antisommossa tutti intorno. Invece la nuova udienza a Budapest per Ilaria Salis, attivista italiana ora candidata alle europee per Avs, è stata segnata comunque da un nuovo colpo di scena. A metà udienza, il giudice Josef Szos ha svelato pubblicamente l’indirizzo dove la Salis sconta gli arresti domiciliari, di fatto vanificandone i presupposti di sicurezza. La Salis – che stavolta aveva solo un dispositivo elettronico alla caviglia – è rimasta molto contrariata, così come il padre, Roberto Salis, anche questa volta al suo fianco. Più tardi, l’ambasciatore italiano in Ungheria, Manuel Jacoangeli, ha presentato formale protesta.

Ma il colpo di scena non è stato solo quello: l’accusata di ben due aggressioni nei confronti di militanti di estrema destra e di far parte di un’associazione criminale non è stata riconosciuta, come aggressore, da nessuno dei tre testimoni chiamati a deporre. I riflettori, tuttavia, ora sono puntati sulla questione sicurezza. "Abbiamo inviato alle autorità ungheresi – ha spiegato Jacoangeli – una nota segnalando quanto avvenuto e chiedendo l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire un’adeguata sicurezza a Ilaria Salis". Non basta, però, a Roberto Salis che ha parlato di "modalità incredibile con cui è stato bellamente diffuso l’indirizzo di residenza di Ilaria" e di "situazione ingestibile", annunciando un’interrogazione parlamentare di Avs: "È bene – aggiunge – che il governo prenda posizione e deve fare in modo o che Ilaria venga portata ai domiciliari in Italia immediatamente, o che venga trasferita in ambasciata".

Ipotesi quest’ultima già scartata in passato, visto che significherebbe comunque un trasferimento in territorio italiano impossibile senza una decisione del giudice che, denuncia ancora Roberto Salis, "di fatto rappresentava il pubblico ministero con una visione del tutto di parte". Quanto ai testimoni, uno di loro, Zoltan Toth, ha negato di conoscere chi l’abbia aggredito provocandogli la rottura di tre costole, "non so se fossero uomini o donne", ha aggiunto. Comunque, se Salis non sarà eletta, il 6 settembre riprenderà lo scontro tra difesa e giudice.